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8 febbraio 2019

Woody Allen fa causa ad Amazon

di Gaia Giuffredi
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Forse qualche tempo fa eravate in trepidante attesa per vedere il nuovo film di Woody Allen. Forse avevate sentito i rumors sul cast e all’inizio delle riprese vi eravate andati a cercare le foto leakate dal set. Forse, essendo fan sfegatati del regista, non vedevate l’ora di un trailer e di una data da cerchiare in rosso sul calendario.

Però, se ve ne parlassi oggi, probabilmente mi guardereste assottigliando lo sguardo e corrugando la fronte. Poi mi direste: “Ma non c’è nessun nuovo film di Allen all’orizzonte!”

E come darvi torto? In fondo, dal primo ciak sono passati ormai due anni.

A Rainy Day in New York, che può vantare stelle del calibro di Timothée Chalamet, Elle Fanning, Selena Gomez, Jude Law, Diego Luna e Liev Schreiber sul libro paga, è in stand by da quando era uscita la notizia della violenza sessuale di Woody Allen ai danni di Dylan Farrow quando era solo una bambina.

Ma cosa c’entra tutto questo con la causa che ha intentato il regista stesso?

Ci arriviamo subito.

Per farla breve, quando i primi giornali cominciarono a gridare allo scandalo della violenza, nel dicembre 2017 e il movimento #MeToo stava cominciando a prendere piede, Amazon –che avrebbe distribuito A Rainy Day in New York e altre quattro pellicole di Allen stesso- chiese di rimandare l’uscita del film a gennaio 2019, quando si sarebbero calmate le acque.

Allen accettò.

Fino a quando non venne a sapere, tramite i propri legali, che non solo A Rainy Day in New York non sarebbe mai stato diffuso nelle sale, ma che Amazon voleva recidere del tutto il contratto, adducendo come causa le accuse di Woody Allen stesso.

Amazon“, sottolineano i legali di Allen, “ha fatto riferimento ad un’accusa vecchia di 25 anni, e priva di alcun fondamento, per giustificare la mancata release di A Rainy Day in New York, ma quell’accusa era già ben nota, sia ad Amazon che al resto del mondo. Eppure Amazon ha stipulato quattro accordi separati con il signor Allen e quelle accuse non forniscono una base per rescindere alcun contratto. Semplicemente non c’è un un motivo legittimo affinché Amazon possa rinnegare le proprie promesse“.

A quanto parrebbe, infatti, si tratterebbe di molto rumore per nulla.

Quando all’epoca dei fatti la polizia indagò sul caso, giunse alla conclusione che non ci fosse nulla di compromettente o di rilevante ai danni del regista. Vennero fatti i dovuti rilevamenti e le dovute analisi insieme ai servizi sciali infantili dello Stato di New York nella Clinica per abusi sessuali sui minori dell’Ospedale di Yale-New Heaven e venne deciso di archiviare il tutto perché il reato non sussisteva. La conclusione a cui arrivarono fu che non ci fosse mai stata nessuna violenza, ma che invece fosse stata la madre della ragazzina, Mia Farrow, a istruire la figlia. Il tutto perché la separazione tra lei e Allen era stata tutto tranne che facile.

Per questo motivo ora il regista è sul piede di guerra e, insieme ai propri legali, chiede un risarcimento di 68 milioni di dollari, che deriverebbero dagli accordi per i quattro film pattuiti e mai realizzati, oltre che alle spese legali e ai danni provocatigli.