Amore, cucina e cinema

5 luglio 2017

La focaccia di Checco (nel blu dipinto di blu)

di Anna Martellato
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C’è un posto nel sud Italia che non posso dimenticare: è la Puglia.

Più precisamente Polignano a Mare, ma anche Conversano e San Giovanni e la sua spiaggia meravigliosa. Proprio quei vicoli tanto cari a Checco Zalone che con Cado dalle Nubi diede inizio alla sua fortuna.

In Cado dalle Nubi Checco Zalone è un giovane pugliese che sogna di diventare cantante. Lasciato dalla ragazza perché insegue sogni irrealizzabili mentre lei vuole sistemarsi, Checco decide di partire da Polignano a Mare e raggiungere Milano, dove forse riuscirà a sbarcare il lunario. Dopo gli scontri con la mentalità milanese e vari colpi di fulmine, d’improvviso il suo talento canoro, unito a quello comico, viene riconosciuto.

Da quel Cado dalle Nubi anche il mondo pare essersi accorto di Polignano, già patria natale di Domenico Modugno (ricordate Volare, no?), la quale sta vivendo, per così dire, la sua piena adolescenza: il centro storico pullula di turisti e di giovani tra locali e localini, non si contano nemmeno più i deliziosi B&B e affittacamere, e ovunque le piccole Ape-taxi caricano i visitatori.

Il made in sud con eco da Dolce Vita qui funziona, e funziona benissimo.

Anche il cinema sembra essersi innamorato di Polignano (e di Conversano, dove sono state girate delle scene di Quo Vado, sempre by Checco): di recente a Polignano è stato girato Cena di Natale, di Luca Bianchini, con Riccardo Scamarcio e Laura Chiatti.

Se cammini nel centro di Polignano sei in un set: stessi angoli bianchi, accecanti, stesse casupole arroccate come conchiglie a guardare quell’immenso blu che sembra non finire mai e che ti riempie gli occhi e anche l’anima. Sporgersi da una delle famose terrazze di Polignano che sbucano improvvisamente dal nulla è un toccasana per la mente e per lo spirito (un po’ meno se soffrite di vertigini, ma neanche tanto, suvvia).

Ci sono tornata in un momento particolare, a Polignano.
Ci sono tornata perché avevo bisogno di circondarmi di qualche raggio di sole. Lì c’è un pezzetto di me, una parte delle radici di questo enorme albero genealogico che è la mia famiglia materna, che spazia dal nord al sud, dalla Grecia agli States. Lì ho ritrovato tutti i miei cugini per un liete evento: un matrimonio (bellissimo, davvero bellissimo matrimonio). Ho scoperto posti nuovi (il caffè letterario di Conversano, la vista bellissima dall’alto dove si vede il mare).
E ho risvegliato i sapori: taralli, mozzarella, focaccia. Eh, la focaccia.

In Puglia con la focaccia è subito festa: si mangia con mortadella, burrata o mozzarella, imbottita, a mo’ di panino. Ho seguito a grandi linee la ricetta di Valeria De Rossi, (paneperituoidenti.it) , che posso attestare come molto valida, incrociandola con i consigli dei miei cugini (a proposito, un grazie speciale va proprio a loro).

Ingredienti (per l’impasto)
500 grammi di farina 00 (oppure 250 di farina 00 e 250 di semola di grano duro)
35 grammi circa di fiocchi di patate
20 grammi di sale
15 grammi di zucchero
1 bustina e mezzo di lievito di birra disidratato
60 millilitri di olio extravergine di oliva
250 millilitri di latte
150 millilitri di acqua

Guarnizione
circa 20 pomodorini ciliegino
origano q.b.
olio evo

Preparazione
Amalgamare gli ingredienti secchi nel robot da cucina (o a mano): la farina con i fiocchi di patate, il sale, lo zucchero, il lievito. Aggiungere l’olio, l’acqua e il latte versandoli a poco a poco. Se si lavora l’impasto a mano, è possibile lavorare il tutto in una ciotola o nella vecchia, cara spianatoia. Nel robot o a mano che sia, impastare per circa due minuti (non troppo, altrimenti la focaccia risulterà gommosa). Ungere con olio una teglia (cm 30×40), stendere l’impasto e coprirlo con la pellicola per farlo lievitare (un’oretta minimo). Mentre l’impasto lievita dedichiamoci al ripieno: tagliare i pomodorini a metà, condirli con abbondante olio, origano sale e pepe. Mescolaere e lasciare che rilascino la loro acqua: si formerà un appetitoso sughetto. Prima di infornare l’impasto lievitato, spargere sopra i pomodorini con tutto il sugo che nel frattempo si è formato. In forno – già caldo – per 25 minuti a una temperatura di 200 gradi. Ottima, sottolinea Valeria (e sottoscrivo anch’io) sia calda che fredda.

Buon appetito… e buona visione!

Vi aspetto sul mio blog www.alimentarewatson.com.