Amore, cucina e cinema

28 aprile 2017

Oceania e le meringhe di Vaiana

di Anna Martellato
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Guardare Oceania e commuoversi. Per ben tre volte. Può succedere, anche se hai 35 anni e i cartoni animati dovresti (forse) smettere di vederli.

Devo ammetterlo: la macchina dei sogni Disney fa ancora il suo dovere. Oceania è un film, un cartoon che ha tutto. I concetti di libertà, di responsabilità, di amicizia, di coraggio. Ma ce n’è uno più di tutti che mi ha affascinato, totalmente rapito, un tema che mi è molto caro: la ricerca del sé.

Vaiana (che nel titolo originale si chiama Moana: potete immaginare perché in Italia è stato dato un altro nome alla protagonista) è una vivace adolescente che s’imbarca in una coraggiosa missione per salvare il suo popolo. Durante il suo viaggio, s’imbatte nel semidio in disgrazia Maui che la guida nella sua ricerca per diventare una grande esploratrice. È Maui che l’ha combinata grossa, mille anni or sono: ha rubato il cuore di Te Fiti, madre di tutte le isole. L’Oceano ha scelto Vaiana per questa missione: convincere Maui a riportare il cuore al suo posto. Insieme, i due attraversano lo sconfinato blu in un viaggio pieno d’azione, che li porta ad affrontare enormi creature feroci e ostacoli impossibili e, lungo il percorso, Vaiana porta a compimento l’antica ricerca dei suoi antenati trovando l’unica cosa che ha sempre desiderato: la propria identità.

Un personaggio bellissimo (e causa dei miei lacrimoni) è la saggia quanto furba Tala, la nonna di Vaiana, che la guida con mano silenziosa e la mette alla prova: “Vuoi tornare a casa? Ti accompagnerò“. Ma Vaiana non vuole tornare a casa. “Ma non mi dici niente nonna? Non vuoi dirmi qualcosa?” – “Che cosa vorresti sentirti dire?“, risponde la nonna, che ci vede lungo. Vaiana assomiglia un po’ a ognuno di noi. Che abbiamo bisogno di rassicurazioni, di una mano materna che ci accompagni sempre, in ogni nostra decisione, grande o piccola che sia. Qualcuno ha bisogno di quella presenza più di altri e io in questo rappresento un caso patologico.

Il film mi ha ispirato per una nuova ricetta: le meringhe che ho realizzato con il pasticciere Emanuele Olivieri, campione d’Italia con il Team Cuochi Verona, bronzo alle Olimpiadi della Pasticceria, argento all’Italian Street Food e ai Campionati Italiani della Cucina. E la squadra di food blogger riuniti nella splendida cornice della country house Ca’ Blanca, a Castelnuovo del Garda (Verona), la nostra cucina per un giorno. Le meringhe (classica meringa francese) sono trasversali. Da sole o in compagnia fanno sempre bella figura. E con la stessa ricetta si possono creare basi per meringate e dolcetti di vario tipo. Bianche come la spuma dell’oceano, dolci come un cartoon che ti sa emozionare.

Ingredienti (dosi per due placche da forno di meringhe)
250 grammi di albumi a temperatura ambiente
700 grammi di zucchero a velo (è preferibile usare zucchero semolato frullato)
7-8 grammi di aceto bianco oppure succo di limone filtrato

Preparazione
Prima di cominciare un accorgimento sugli albumi: non dev’esserci nemmeno una goccia di tuorlo altrimenti non montano; si possono anche usare albumi pastorizzati ma vanno montati un po’ più a lungo. Chiariamo subito: anch’io ero scettica sull’aceto, ma è necessario: toglie l’odore di uovo, fa montare meglio e sbianca. Montate l’albume fino al momento in cui inizia a schiumare. A questo punto, aggiungete lo zucchero poco per volta, con la planetaria ad alta velocità (ma non alla massima). Una volta versato tutto lo zucchero aggiungete l’aceto e passate alla massima velocità consentita dalla planetaria: dovete ottenere una struttura solida e resistente. Utilizzando la sac à poche distribuite l’impasto su carta da forno a forma desiderata: può essere la classica spumiglia, un disco per farne poi la base perfetta per una meringata o dei cilindretti per decorare. Cuocete in forno a 100-110 gradi (dipende molto dal tipo di forno che avete) per un’ora. Una volta terminata la cottura, aprite leggermente il forno (se mai, aiutatevi con un mestolo per bloccare l’apertura) e lasciate raffreddare per almeno un’ora. Se volete dare un colore alle meringhe (rosa o azzurre) sarà sufficiente aggiungere del colorante in polvere a fine montatura, stando bene attendi a dosare la quantità per ottenere l’intensità di colore desiderata.

Si ringraziano la splendida country house Ca’ Blanca per l’ospitalità e Valeria De Rossi a cui vanno i crediti per le ultime due foto.

Vi aspetto sul mio blog www.alimentarewatson.com.