Amore, cucina e cinema

18 aprile 2019

Pasqua vegetariana per colpa di Black Sheep?

di Anna Martellato
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Il menù di Pasqua vegetariano non era un’opzione considerata.

Poi mi sono imbattuta in Black Sheep – pecore assassine, e ho avuto paura di farle arrabbiare.

La ricetta di questo mese doveva essere proprio sull’agnello, per buona pace di tutti. La discussa tradizione gastronomica affonda le sue origini nei rituali sacrificali della Pasqua ebraica. Ha, quindi, un suo senso, per chi è credente.

Ma le ferocissime pecore mannare, frutto di un esperimento genetico, mi ha fatto cambiare idea.

Così, sulla tavola pasquale, porterò una bella torta salata totalmente vegetariana, senza lievito e con fave, piselli e menta.

Scherzi a parte, la prendiamo alla leggera, ma la scelta consapevole di ripiegare su alternative alla carne è sempre più diffusa. Credenti o non credenti.

Il film, come mi assicurava un’amica, è un trash. Ma quel trash talmente trash da scollinare e diventare cult. Montaggio veloce, fotografia curata, e poi gli effetti speciali splatter ma di un certo livello: non a caso a lavorare al film c’è Richard Bluck, che ha lavorato al Signore degli Anelli. E il film ha incassato pure qualche premio: Corvo d’Argento al BIFFF (2007), Premio della Giuria al Fantastic’Arts (2007), Audience Prize al Fantastic’Arts (2007).

Questa la trama.

Siamo nella fattoria Glenolden, gestita per oltre 100 anni dagli Oldfield e ora nelle mani di uno dei discendenti della famiglia, il misterioso Angus Oldfield. Il suo obiettivo sembra quello di superare le ultime frontiere della scienza e applicarle all’agricoltura, migliorando così le condizioni di vita dei contadini, così come dei consumatori e degli animali… Ma qualcosa nel suo piano va storto. Un esperimento di ingegneria genetica trasforma così delle innocue pecorelle in animali assassini assetati di sangue.

Ambientato in Nuova Zelanda la commedia horror del 2006 è diretta da Jonathan King ed è uscita in Italia nel settembre 2008.

Questa ricetta, invece, prevede una base non di pasta sfoglia comprata al super (eh eh, bravi tutti), ma la pasta matta. Così, tanto per stare in tema con le pecorelle mutanti.

La pasta matta è davvero di una semplicità imbarazzante, e se facciamo i conti ci mettiamo di più a uscire, andare al supermercato, fare la coda alla cassa e tornare.

Si fa in 5 minuti, mezz’ora di riposo in frigo.

E il ripieno? Ricotta e le verdure di stagione che sulla tavola di Pasqua non possono mancare: piselli, fave fresche e quel tocco in più dato dalla menta.

Ma non c’è limite alla fantasia delle torte salate, perfette da portare in un picnic all’aria aperta, magari a Pasquetta (ma sui picnic non vi anticipo nulla: vi stupirò il mese prossimo).

Pasta matta

250 grammi di farina

2 cucchiai olio evo

1 cucchiaio di aceto bianco

1 cucchiaino di sale

130 grammi di acqua

Ripieno

300 grammi di ricotta

1 uovo

fave e piselli (già cotti)

grana e/o pecorino

qualche foglia di menta

Procedimento:

Mescolate la farina con l’olio, l’aceto, il sale e l’acqua. Impastate fino a ottenere un panetto liscio.

A questo punto trasferite l’impasto in una ciotola, coprite con la pellicola trasparente e fate riposare in frigo per almeno 30 minuti.

Poi stendete la pasta con il matterello (infarinate il piano con la farina, a me piace usare quella di grano duro), e riponetela in una tortiera. Per facilitare le operazioni di ‘trasferimento’ potete stendere con il matterello la sfoglia su un foglio di carta da forno, così vi basterà sollevarla e trasferire il tutto direttamente nella tortiera senza correre il rischio di strapparla.

Per il ripieno: mescolate la ricotta, salatela, pepatela, aggiungete un uovo, il grana e/o il pecorino (due cucchiai basteranno) e infine i piselli e le fave già cotti (le fave le ho  cotte al vapore il giorno prima, e le ho sgusciate dalla loro pellicina, altrimenti dura, con molta facilità).

Infornate  a 180 gradi, forno ventilato, per mezz’ora o poco più… almeno finché non sentirete un buon profumo di torta salata e l’impasto non risulterà dorato.

E nessuna pecora vorrà farvi del male.