Dalla carta alla pellicola

9 agosto 2017

72 anni da Hiroshima e Nagasaki: un libro e un film per ricordare

di Francesco Farsoni
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72 anni da Hiroshima e Nagasaki: un libro e un film per ricordare

Tra le pagine del libro, la testimonianza diretta di un medico e i suoi sentimenti per la sua città distrutta, “per le migliaia di morti dissolti dalla vampa, per i feriti piagati dagli orribili – e all’epoca in parte sconosciuti – effetti della radioattività, che recano nelle loro stesse carni maciullate i segni devastanti di una morte inesorabile“. Tra i fotogrammi della pellicola, uno scenario di fantapolitica datato 1983: lo scatenarsi della guerra atomica tra USA e URSS, devastante a causa del massiccio impiego di ordigni nucleari.

Un libro e un film, per ricordare non solo il 6 agosto, con il bombardamento di Hiroshima, ma anche il 9 agosto, Nagasaki, secondo attacco atomico in Giappone lanciato sulla popolazione dagli USA che, assieme a Hiroshima, ha causato tra i 100mila e i 200mila morti. Per ricordare, Francesco Farsoni ha messo allo specchio un libro, Diario di Hiroshima di Michihiko Hachiya e un film, The Day After – Il giorno dopo, di Nicholas Meyer.

Diario di Hiroshima, di Michihiko Hachiya
Pubblicato per la prima volta nel 1955, il libro, tratto dai diari del dottor Michihiko Hachiya, è lo straziante resoconto del bombardamento atomico di Hiroshima, avvenuto il 6 agosto 1945, e degli allucinanti giorni che lo seguirono. Sopravvissuto all’attacco, il medico si trova a vivere l’inferno del day after che riesce a descrivere con una puntuale perizia non priva di un’angosciata carica di umanità.
Attraverso le pagine del libro traspaiono, infatti, anche i sentimenti che egli prova per la sua città distrutta, per le migliaia di morti dissolti dalla vampa, per i feriti che, piagati dagli orribili – e all’epoca in larga parte sconosciuti – effetti della radioattività, recano nelle loro stesse carni maciullate i devastanti segni di una morte inesorabile dinnanzi alla quale egli è quasi del tutto impotente.
Il libro trascina il lettore nell’orrore di un viaggio attraverso gli abissi più cupi mai raggiunti dal genere umano dai quali, però, emerge la luce, calda e splendente, del coraggio e dell’abnegazione di un medico che, pur colpito duramente nel corpo e nello spirito, lotta a mani nude contro il gigante di un Male assoluto e inconcepibile che si è abbattuto contro la sua terra, la sua città, la sua gente ma forse dovremmo dire contro tutta la Terra e contro ogni uomo. Ripetiamo ancora che il libro è tratto dai diari scritti dal dottor Hachiya, si tratta quindi di una testimonianza diretta e di prima mano che ci viene portata da una persona che ha vissuto sulla propria pelle i fatti dei quali dà conto. Per questo vi invitiamo caldamente a leggerlo: rappresenta la voce di tutti coloro che sono morti a Hiroshima e Nagasaki. E ci chiedono di non essere dimenticati.

The Day After – Il giorno dopo
Uscito nel 1983, per la regia di Nicholas Meyer (Star Trek II – L’ira di Kahn, L’uomo venuto dall’impossibile) il film ipotizza, in uno scenario di fantapolitica, lo scatenarsi della guerra atomica fra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. L’evento bellico in se stesso dura pochi giorni ma è devastante a causa del massiccio impiego di ordigni nucleari da ambo le parti. Tante le storie di sopravvissuti che la pellicola, con crudo realismo, ci presenta. Vite straziate in uno scenario di apocalittica distruzione. Emerge il coraggio eroico del dottor Oakes, magistralmente interpretato dal due volte premio Oscar Jason Robards (Tutti gli uomini del Presidente, Giulia). Il medico, assieme ai colleghi rimasti vivi, cerca di far funzionare il proprio ospedale, l’unico rimasto in piedi nella zona, al quale affluiscono migliaia di feriti, disperati, sbandati e vagabondi che egli cerca di curare, confortare e incoraggiare. Dalla pellicola, come dal libro di Hachiya, emerge l’impotenza dell’uomo contro il Male assoluto, contro una forza che egli ha scatenato ma non riesce a dominare e contro la quale nulla può l’ergersi solitario del coraggio e dell’abnegazione di pochi eroi. Si tratta, lo ripetiamo, di una pellicola molto cruda; tuttavia, benché sia un po’ datata, vi consigliamo caldamente di vederla, soprattutto in questo momento in cui nel mondo si parla con troppa facilità dell’impiego di armi nucleari e con solida, angosciante determinazione si cerca di raggiungere la capacità di costruirne.