Dalla carta alla pellicola

18 maggio 2017

Dal libro al film: American Pastoral

di Francesco Farsoni
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American Pastoral è uscito nelle sale italiane il 20 ottobre 2016: diretto da Ewan McGregor, ha come protagonisti lo stesso attore e regista affiancato da Dakota Fanning e Jennifer Connelly; nel nostro Paese è stato distribuito da Eagle Pictures. Il film è tratto dall’omonimo libro capolavoro di Philip Roth, vincitore del Premio Pulitzer nel 1998. Pronti al confronto?

Così il libro…
Partorito della penna dello scrittore americano Philip Roth e pubblicato nel 1997, Pastorale americana (titolo italiano) è valso al suo autore il Premio Pulitzer nel 1998. Si tratta di un grande, tragico affresco della società americana nell’ultimo scorcio del ventesimo secolo; in esso la penna di Roth s’insinua, sottile ma perentoria, fra le note del peana al cosiddetto sogno americano svelandone gli aspetti più sottaciuti e più problematici. Soggetto principale della grande “pittura ad inchiostro” dipinta da Roth è Seymour Levov, la cui biografia viene tratteggiata attraverso i racconti del fratello e i ricordi di un compagno di studi. La vita di Levov, detto “lo svedese” a causa dei suoi capelli biondi, appare perfetta e coronata da grandi successi, trionfi sportivi, prosperità, una famiglia affezionata, una casa nell’atmosfera campestre dell’America rurale. Questo idillio pastorale viene però spezzato quando, nel clima della contestazione giovanile degli anni 60- 70, la figlia di Seymour, sin da piccola in contrasto con i genitori e affetta da balbuzie, assume posizioni ideologiche sempre più violente ed estremiste. La ragazza finirà quindi coinvolta in una spirale di odio e si unisce ad un gruppo radicale chiamato Weathermen. Quando Merry, questo il suo nome, commetterà un attentato ad un ufficio di posta e ucciderà una persona dileguandosi nel nulla, la vita di Seymour andrà in pezzi; l’uomo cercherà con ogni mezzo di salvare la propria famiglia e rimettere insieme ciò che è andato distrutto ma il suo tentativo culminerà nella disfatta.

…così il film
Il soggetto di Roth per la complessità e la delicatezza dei temi trattati non poteva che affascinare anche il mondo del cinema. A portarlo sul grande schermo nel 2016 è il regista Ewan McGregor (Trainspotting, Guerre stellari, Il pescatore di sogni) che ha fatto, con questo lavoro nel quale interpreta anche il ruolo di Seymour, il suo esordio dietro la macchina da presa. McGregor recita al fianco di Jennifer Connelly (C’era una volta in America, Blood Diamond, Dark Water) e di Dakota Fanning (Men of fire, La guerra dei mondi, La tela di Carlotta, Twilight) e mette in scena una pellicola potente e complessa nella quale domina la tragicità della disperazione di un uomo che non riesce a costruire un vero rapporto con la figlia. Trascinato nel tragico gorgo di un incomprensione che si fa conflitto, egli cercherà la figlia e con essa cercherà anche se stesso senza riuscire a trovarsi e a ricostruire quella vita pastorale, quell’idillio agreste che qualcosa di oscuro ha mandato in pezzi. Magistrale l’interpretazione di McGregor, il quale fa da mallevadore ad un confronto che porta lo spettatore ad identificarsi e confrontarsi con la disperazione di un padre incapace di tessere un dialogo autentico con la figlia, di trasfonderle gli ideali in cui lui stesso aveva creduto, nei quali era stato allevato e che, per certi versi e aspetti, aveva incarnato. Monumentali anche Jennifer Connelly e Dakota Fanning. Una menzione particolare merita la colonna sonora con la canzone “Mad World” che ti scende nell’animo come il profondo, gelido eco di un pianto disperato, il grido di chi cerca di comunicare il proprio disagio senza riuscirci. Ecco. American Pastoral è, forse, il canto estremo dell’incomunicabilità generazionale.