Film di qualità

28 febbraio 2017

Jackie, l’illusione di Jacqueline Kennedy

di Filippo Baracchi
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Nel film diretto dal regista cileno Pablo Larraín, in uscita il 23 febbraio con Lucky Red, l’incontro tra il giornalista biografo (Billy Crudup) e Jacqueline Lee Bouvier (Natalie Portman), detta Jackie, fa rivivere i giorni successivi l’assassinio del presidente Kennedy e delinea particolari inesplorati sulla personalità della First Lady più famosa del Ventesimo secolo.

Che cosa è stato l’assassinio di J. F. Kennedy per la moglie? Da questo quesito, il regista Pablo Larraín riporta il pubblico nelle stanze vuote della Casa Bianca e di fronte a uno dei testimoni diretti dell’omicidio Kennedy. I frammenti, le idee, le immagini e le persone che ruotavano attorno a JFK delineano un ritratto inedito della trentaquattrenne Jacqueline Kennedy (1929-1994). Jackie era seduta al fianco del marito quando fu colpito da due proiettili, uno al collo e uno al cranio. Cosa è avvenuto dunque, nei giorni successivi, alla First Lady che perse in pochi istanti il proprio compagno e la propria posizione alla Casa Bianca?

Grazie a uno dei suoi possibili ritratti – il film è anti-biopic – Larraín crea quell’illusione, quell’atmosfera che ogni biografo ha di fronte nel racconto di un personaggio storico. Cosa raccontare e cosa non raccontare? Il come infatti è solo questione di stile. È la riservatezza e il non detto di ogni persona di potere a incuriosire Larraín. Già aveva compiuto un’operazione simile con il poeta cileno Neruda, nell’omonimo film presentato a Cannes nel 2016, ora attraverso un’icona americana, espressione dello spirito di un’epoca, unisce personaggio a memoria pubblica, documento a racconto.

Per chi non ha ancora visto un film di Pablo Larraín (da segnalare anche No – I giorni dell’Arcobaleno, Il Club ma anche l’esordio Tony Manero), le sue pellicole sono degli affascinanti e coinvolgenti racconti contemporanei che uniscono genere, storia, mito a personaggi autentici. Natalie Portman ritorna in questo ruolo ai livelli de Il cigno nero (2010), che le valse l’Oscar, capace di indossare e non subire le vesti di un personaggio complesso e sfaccettato come Jackie. La scena del tailleur rosa Chanel schizzato di sangue entrerà meritatamente nell’immaginario della storia del cinema.

Pablo Larraín, uno degli autori cileni più conosciuti e stimati a livello internazionale assieme a Sebastián Lelio (ma ne andrebbero aggiunti altri come Patricio Guzmán), è infatti espressione di quel nuovo cinema cileno, capace di rinnovare un cinema troppo sopito da marketing e divismo. Questo è il suo primo film americano, frutto di una co-produzione tra Francia e Cile. Tra i produttori compare il regista Darren Aronofsky (The Wrestler, Il cigno nero) e in questo film è presente una delle ultime apparizioni dell’attore inglese John Hurt, recentemente scomparso.