Film di qualità

14 marzo 2017

Mister Universo, il domatore e il suo portafortuna

di Filippo Baracchi
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Un ritratto in bilico tra forze razionali e irrazionali. Così il documentario Mister Universo della coppia italo-austriaca Tizza Covi e Rainer Frimmel, menzione speciale al 69′ Festival di Locarno, in sala dal 9 marzo e distribuito dalla neonata Tycoon Distribution, riporta il circo al centro della settima arte. Il domatore Tairo, dopo la morte di uno dei suoi leoni e l’improvvisa perdita del suo portafortuna, decide di mettersi sulle tracce di Arthur Robin, primo Mister Universo di colore.

Il cinema di Covi e Frimmel è un cinema ancora stranamente sconosciuto al pubblico della sala. Un cinema realizzato ancora in pellicola, capace di raccontare e di formare come la televisione pubblica degli anni ’70. Il loro documentario del 2009, Non è ancora domani – La Pivellina, selezionato in oltre cento festival internazionali, premiato al Festival del Nuovo Cinema di Pesaro e candidato agli Oscar per l’Austria, raccontava la storia vera di una bambina di due anni abbandonata e accudita da una circense nel quartiere di S. Basilio, nella periferia di Roma.

La periferia romana torna ad essere il contesto prediletto dei due documentaristi assieme al tema del viaggio nell’Italia comune. Proprio il viaggio aveva affascinato nel loro film Babooska (2005), presentato con successo alla Berlinale, per la sua capacità inedita di descrivere il paese italiano da un altro punto di vista: quello di una nomade artista che gestisce un circo ambulante assieme alla famiglia. Il tutto senza interviste, senza commento e senza luoghi comuni.

Il circo in Mister Universo ritorna ad essere ambiente sociale, comunità in via d’estinzione ai margini di una globalizzazione standardizzata. Tairo, giovane domatore in crisi per l’attività, e Wendy, giovane contorsionista in crisi per il lavoro, sono appesi al loro destino, dominato da fortuna e decisioni da prendere. Ma in questa condizione di cambiamento e instabilità, i due protagonisti si distinguono per la loro determinazione a comprendere cosa sia la forza e cosa invece la fortuna. Il risultato è suggestivo, a tratti nostalgico. Contiene tra l’altro, un esplicito omaggio a Fellini.

Vedere per credere. Bel film.