Film di qualità

21 febbraio 2017

Moonlight, alla ricerca dell’identità

di Filippo Baracchi
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L’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta nella vita di Chiron, afroamericano nato e cresciuto in un ghetto nella periferia di Miami. Moonlight di Barry Jenkins, in uscita il 16 febbraio con Lucky Red, premiato come miglior film drammatico ai Golden Globe e nominato a otto premi Oscar, affronta il tema dell’identità e delle minoranze nella comunità afroamericana degli Stati Uniti.
I tre atti che compongono Moonlight – il Piccolo, Chiron, Black – inquadrano la crescita di Chiron, un afroamericano nei sobborghi di Miami. Figlio di una prostituta, interpretata da Naomie Harris (Collateral Beauty), Chiron scopre la sua vera identità e come questa si scontri inevitabilmente con la realtà di bassifondi in cui vive. Lo sguardo del regista Barry Jenkins non vuole essere di autocommiserazione o di denuncia, ma sostituire la facile retorica bianca americana attraverso dei personaggi con una propria introspezione e vissuto.

Sembra quasi che il cinema di Jenkins (Miami, 1979) provenga visivamente dalle fotografie di Alex Webb, famoso fotografo dell’agenzia Magnum, capace di lavorare con la leggerezza dei mezzi digitali dei fotografi di strada, ma anche con una sapiente attenzione cromatica. Jenkins è uno sceneggiatore e regista statunitense con ampia gavetta nei festival indipendenti americani (solo per Moonlight ha vinto oltre cento premi). Il suo primo lungometraggio Medicine for Melancholy (2008) aveva come protagonista una coppia di afroamericani di San Francisco che costruisce la propria relazione nel cambiamento economico e sociale della propria città. L’attenzione di Jenkins al particolare, a dettagli che apparentemente sembrerebbero banali, diventa poesia visiva attraverso personaggi non convenzionali e descrizioni senza filtri del contesto che li circonda.

E’ bene ricordare che fin dai tempi de Il Cantante di Jazz (1927), primo film sonoro, gli afroamericani sono stati rappresentati come facili menestrelli o giullari a servizio di una comunità bianca, incapaci di esprimere sentimenti e proprio sviluppo narrativo, se non legato a stereotipi. Esempi recenti di una evoluzione della rappresentazione sono riscontrabili nei film di Spike Lee (tra l’altro ad oggi unico autore di colore conosciuto internazionalmente) o in film recenti come Straight Outta Compton di F. Gary Gray (2015).

Se Moonlight rinnovi un cinema troppo stereotipato come quello americano è presto per dirlo, ma sicuramente con la scelta di temi universali e particolari, globali e locali individua il contesto e il cast adeguati – oltre a un commento musicale, altro vero protagonista del film – per ripensare al cinema come esperienza visiva, unendo stili e narrazioni che altrimenti rimarrebbero ai margini anche per il grande pubblico.