Film di qualità

21 marzo 2017

Il padre d’Italia, ha importanza il genere?

di Filippo Baracchi
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Il senso di essere padri oggi in un’Italia divisa tra tradizione e cambiamento sociale. Così Il padre d’Italia di Fabio Mollo, distribuito dal 9 marzo da Good Films, racconta la storia di un incontro casuale tra Paolo (Luca Marinelli) e Mia (Isabella Ragonese) in un locale del Nord. Entrambi lasciati dai rispettivi compagni, Paolo è omossessuale e Mia è incinta, devono riuscire a ricostruire la fiducia nel prossimo, cercando di passare dalla giovinezza all’età adulta.

Un omaggio al coraggio delle scelte, così il regista trentasettenne Fabio Mollo definisce la sua seconda opera di finzione, dopo la prima convincente de Il sud è niente (2013). Infatti il coraggio è l’aver unito due noti attori giovani di un nascente nuovo cinema italiano: Luca Marinelli (Non essere cattivo, Lo chiamavano Jeeg Robot) e Isabella Ragonese (Nuovomondo, Dobbiamo parlare) e averli plasmati secondo due personaggi comuni (commesso in un negozio di mobili lui e cantante girovaga lei) innovando e riprendendo la tradizione del cinema italiano (da Scola ad Amelio).

Ma storceranno il naso gli abitudinari del cinema d’essai, che di cinema italiano dalle grandi intenzioni hanno già visto numerosi scivoloni in questi anni (il recente In un posto bellissimo sempre con Isabella Ragonese). Un cinema che affronta tematiche sociali ma che rimane più vicino al ricordo del cinema del passato senza aggiungere molto al tema presente. Il rischio di caduta in questa opera di Mollo è perennemente presente (il film è purtroppo un debole road movie, per la mancanza di situazioni che richiede questo tipo di genere), ma il regista ha il pregio di raccontare i due personaggi in modo naturale, cercando di far emergere le contraddizioni presenti nella società italiana in uno scenario periferico della penisola (da Torino a Reggio Calabria, passando per Roma e Napoli).

Una nota di merito va anche alle musiche che uniscono tradizione italiana (“Il mare di inverno” di Loredana Berté, cantata da Luca Marinelli) a quella internazionale (“There Is A Light That Never Goes Out” de The Smiths con un’esibizione dal vivo di Isabella Ragonese).

Malgrado Marinelli e Ragonese si intendano bene nelle rispettive parti, quello che manca al film è la capacità di andare a fondo nella tematica complessa e attuale dei diritti delle coppie oppure di scegliere il percorso più personale ed emotivo della storia. Diventa alla fine una favola con un lieto finale, che fa emergere i principi e doveri dell’essere padre (il tema è importante), ma senza svelare fin in fondo i due personaggi e il loro viaggio. Alla fine rimangono molte domande e buone intenzioni.

Il critico dice: così così.