Film di qualità

27 aprile 2017

Personal Shopper: ghost-story nel mondo della moda

di Filippo Baracchi
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Maureen (Kristen Stewart), personal shopper (consulente per acquisti) che lavora a Parigi per un’importante donna di successo, è una medium che cerca di ristabilire il contatto con il fratello scomparso. La ghost-story dal titolo Personal Shopper del regista francese Olivier Assayas, premiato alla regia a Cannes 2016 ad ex-equo con Christian Mungiu e distribuita dal 13 aprile da Academy Two, contamina cinema d’autore a cinema di genere per raccontare il mondo della moda e dell’aldilà.

Ricevere un sms da uno sconosciuto può creare sia paura che curiosità, specialmente se si sta cercando qualcosa di più profondo. Olivier Assayas riflette sul concetto di inconscio attraverso una metafora contemporanea (la tecnologia rappresentata nel suo uso quotidiano e non mitizzata) che si fonda sulla solitudine che ogni persona ha vissuto almeno una volta nella vita: l’elaborazione di un lutto è una pratica alla quale siamo prima o poi sottoposti nella vita come succede alla stessa Maureen. Gli esiti sono differenti come le credenze e i ricordi della persona scomparsa.

Nell’ultima pellicola del regista francese si ritrovano influenze del cinema di Alfred Hitchcock (La donna che visse due volte) e David Lynch (Strade Perdute, qui versione 2.0 proprio nella scena della conversazione via sms), ma anche la sinteticità e la semplicità tecnica-narrativa propria di Assayas e di un certo cinema francese. Personal Shopper non è un film per cinefili; d’altronde nella Novelle Vague non c’era posto solo Godard, ma anche per Truffaut. E’ una pellicola piena di stile e arte (i riferimenti pittorici all’arte astratta, a Klimt e a Kandinsky non mancano), capace di emozionare e sorprendere anche lo spettatore più impreparato.

Non sempre le attrici americane si trovano a loro agio nel cinema europeo, qui invece Kristen Stewart, alla sua seconda collaborazione con Assayas dopo la pellicola Sils Maria (2014), si distingue per spontaneità e naturalezza (Twilight sembra ormai un lontano ricordo) grazie ai panni – androgini e anonimi – di una personal shopper dark e indipendente che vive una doppia vita e non rivela mai la sua vera identità di medium. Il mondo del lusso come il mondo dei fantasmi sono pieni di magia e apparenza, ma questa pellicola ha la capacità di andare oltre, raccontando l’invisibile e l’inspiegabile senza fermarsi alla semplice superficie.

Il critico dice: bello.