Film di qualità

23 maggio 2017

Song to Song: lo show secondo Terrence Malick

di Filippo Baracchi
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Per raggiungere l’ignoto, ha sperimentato“. Dopo Knight of Cups, Terrence Malick ritorna con il nuovo capitolo esistenziale sulla società dell’immagine e dello show. Ci sono proprio tutte le star del momento: da Rooney Mara, Michael Fassbender, Ryan Gosling a Natalie Portman e Cate Blanchett. In sala dal 10 maggio distribuito da Lucky Red.

La parabola artistica del regista americano può essere riassunta nella frase enunciata da Faye nella stessa pellicola: “per raggiungere l’ignoto, ha sperimentato“. Faye (Rooney Mara) è la ragazza del musicista emergente BV (Ryan Gosling) che vive una crisi d’identità personale e nel rapporto. Tra loro si inserisce il manager Cook (Michael Fassbender) che a sua volta si innamora di una maestra disoccupata che lavora in un café di periferia, Rhonda (Natalie Portman). Nei triangoli amorosi, emergono riflessioni sull’esistenza, sul peccato, sul vivere oggi in una società dell’immagine.

Nella vita dobbiamo essere pronti a soffrire” dichiara Patti Smith in un frammento del film. Patti Smith nello specifico si riferisce alla morte del marito, connubio non solo sentimentale ma anche artistico. Terrence Malick gioca infatti con l’immagine e il suo doppio, raccontando una società dello show, in questo caso della musica, dominata da produttori e manager alla ricerca dell’eccesso e della felicità. Michael Fassbender che ascolta il discorso dietro le quinte di Iggy Pop “le case discografiche hanno cercato di fottermi e incastrarmi nel loro giro” (a questo proposito recuperare il recente documentario sugli Stooges, Gimme Danger di Jim Jarmusch), è esempio emblematico di questo doppio che gioca con le relazioni tra due donne (Rooney Mara e Natalie Portman).

Quello che convince di meno di questo Terrence Malick in versione contemporanea (tanto da inserire tra i brani un compositore come Arvo Part) è proprio la capacità di andare oltre il semplice stereotipo naturalistico e fotografico (le inquadrature di taglio a volte rendono ridicoli gli stessi divi).

Quinto film con il suo fedele collaboratore Emmanuel Lubezski, girato con la medesima tecnica di The Tree of Life al quale si aggiungono inserti realizzati tramite Go-pro, unisce elementi documentaristici (già presenti in opere come Voyage of Time: Life’s Journey, presentato all’ultima Mostra di Venezia) a quelli sperimentali (da segnalare in questo film anche un inserto tratto da un film muto), ma senza aggiungere ormai molto alla poetica narrativa dei suoi primi capolavori (La rabbia giovane, I giorni del cielo, La sottile linea rossa). Il duetto nel quartiere alberato tra Ryan Gosling e Rooney Mara ricorda quello tra Martin Sheen e Sissy Spacek ne La rabbia giovane. Ma l’innocenza di quel periodo diventa moda e fotogenia ora. I tempi sono evidentemente cambiati e per Malick è arrivato il momento di scoprire l’ignoto, se qualcuno ne avesse bisogno.

Il critico dice: rivoltante.