Film di qualità

16 maggio 2017

On the Milky Road: il pastore Kusturica e l’amore per Nevesta

di Filippo Baracchi
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La storia d’amore in guerra tra il pastore Kosta (Emir Kusturica) e la bella Nevesta (Monica Bellucci) è il centro della nuova pellicola del regista serbo On the Milky Road, uscita l’11 maggio grazie a Europictures.

L’autore di Underground, Gatto nero gatto bianco, La vita è un miracolo ritorna dopo tredici anni a raccontare la propria terra d’origine e il conflitto balcanico. La storia di Kosta, che ogni giorno si dirige a prendere il latte in cima alla collina con il suo asino osservando gli orrori di una guerra che volge al termine, è però solo un pretesto per costruire una parabola sull’uomo e sulle sue sofferenze. Tratto dal cortometraggio Word With Gods presentato alla Mostra di Venezia nel 2014, On the Milky Road – Sulla via lattea ne riprende il percorso mistico e costruisce una favola tratta da tre storie vere, visionarie e molto fantasiose.

Il pastore Kosta potrebbe essere un personaggio ancestrale, primitivo e visionario. Un personaggio che sembra provenire da Il tempo dei Gitani, Underground oppure dal più recente La vita è un miracolo. Risulta invece una maschera comica, grottesca, parodia del proprio ego. Il cinema di Kusturica è rimasto immutato, ha forse maggiore misticismo e visionarietà, ma la riflessione sull’uomo di oggi rimane abbozzata e non ha la profondità di un tempo. Riflettere sul male dell’umanità in un mondo dove i conflitti si sono fatti sempre più intensi e complessi sembra un’impresa ardua anche per lo stesso regista serbo.

L’amore vincerà su tutto e infatti…

La storia d’amore ai confini della realtà, tra elementi naturalistici e magici (la farfalla e il serpente) regala una Monica Bellucci inedita, momenti intimi che contrastano bene il teatro dell’imprevisto, ovvero la guerra raccontata da Kusturica. L’attrice italiana, che nella versione originale ha recitato persino in serbo, è infatti l’unica vera nota positiva in un racconto rindondante, stereotipato (confrontare questi personaggi con i maggiori film del regista), a tratti persino narcistico, ma che vuole puntare a tutti costi sulle emozioni universali (i rapporti tra persone e le sofferenze dell’uomo).

La regia è naturalmente presente. Come dichiara il critico cinematografico Valerio Caprara sul Mattino: “c’è più cinema in una sequenza di On the Milky Road che in tutti i film più promozionati e lodati della stagione cinematografica in corso“, ma questo è soltanto un ritorno al passato. La natura fantastica e selvaggia, gli animali antropomorfi erano già presenti nelle precedenti opere del regista Palma d’Oro a Cannes. Anche in quelle meno fantastiche e più aderenti alla realtà balcanica (per esempio Gatto nero gatto bianco), che erano capaci però di raccontare un pezzo di storia recente unendo originalità e visionarietà.

In questo On the Milky Road lo stile straborda persino nella scelta degli interpreti, ma tutto diventa un teatro di cartapesta di personaggi grotteschi e simbolici del suo cinema. Rimangono i virtuosismi (la scena iniziale con il falco è un esempio), il manierismo dei personaggi, ma le metafore sul presente sono ombra della visionarietà propria di Kusturica.

Il critico dice: bollito.