La versione di Marco

22 ottobre 2013

Giovani ribelli – Kill your darlings

di Marco Rizzini
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Giovani ribelli – Kill your darlings

Anch’io volevo una vita di prime volte. La beat generation viene raccontata sul grande schermo dall’esordiente americano John Krokidas.

Mentre l’Europa è ormai ridotta a macerie, bombardata quotidianamente dai liberatori americani, a New York e alla Columbia University la vita scorre serena e beata a ritmo di swing. In una sorta di romanzo di formazione, vediamo nascere l’amicizia tra i giovanissimi Allen Ginsberg (Daniel Radcliffe aka Harry Potter), Lucien Carr (Dane DeHaan di Chronicle), William S. Burroughs (Ben Foster) e addirittura Jack Kerouac (Jack Huston, Boardwalk Empire). Una vita di trasgressione, in un remake de L’attimo fuggente in versione più pulp e modernista. Droghe, sesso, amore, omosessualità e drammi umani assortiti. La voglia di trasgredire ad ogni costo, di andare contro la morale comune e contro il volere di benpensanti e svogliati poeti da rime baciate.

Ecco, in soldoni assistiamo ad un Animal House intellettualoide, dove invece di fare i toga party per divertirsi sfrenatamente, ci si sfascia di droghe e alcol con l’utopica illusione di reinventare la società, partendo da una riorganizzazione strutturale della parola scritta.

 

Ci si aspettava molto di più, visto il tema e la forza che sprigiona il mito della beat generation.

Invece questo è purtroppo un film “base”, che solo grazie ad un buon montaggio da videoclip, pieno di rallenti e flashback, riesce a fingere di essere anche girato bene. Le musiche sono veramente super, ma da sole non possono rendere questo film ribelle quanto ci si aspettava.

Non credo sia colpa degli attori, che tranne per l’ormai veterano Daniel Radcliffe sono tutta gente che si è fatta le ossa in serie tv tra le più importanti. C’è addirittura una particina per Dexter (Michael C. Hall), agnello sacrificale all’altare di un amore ossessivo e malato.

A Venezia, dove il film è stato presentato, tanti hanno giudicato Radcliffe per l’inconsistenza della sua interpretazione. A parer mio invece non si comporta troppo male, il problema sta semplicemente nella sceneggiatura. Ovvio, non ho mai conosciuto di persona il Signor Ginsberg e quindi non faccio testo. Di sicuro non ne viene mai presa in considerazione la passione politica e le fondanti scelte ideologiche, mentre sono invece palesate chiaramente le sue passioni in campo sessuale. Forse così facendo era più facile ottenere una prima pagina?
Il mio attore preferito è chiaramente Dane DeHaan, che con il suo occhio di ghiaccio riesce sempre a bucare lo schermo, lasciandoti inquietudine, malessere, incomprensione. Diciamo che a poker sarebbe un vero campione del bluff. 
Mi aspettavo di più e per questo ho scritto con la rabbia di un amante deluso. 
Ma è anche vero che dopo aver visto Universitari, tutto mi sembra molto bello. 
 
Voto 6 e mezzo e Toga! Toga! Toga!
Marco Rizzini