La versione di Marco

21 settembre 2017

Recensione: Baby Driver

di Marco Rizzini
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Sfido chiunque a dire che l’inizio di Baby Driver – Il genio della fuga non sia un quasi capolavoro.

Le musiche forti e coinvolgenti, l’indugiare della telecamera sui particolari quali il tamburellare delle mani, le dita strette sull’iPod, i close-up sulle cuffie e sugli occhiali da sole del giovane protagonista. I volti decisi dei criminali pronti a tutto e sincronizzati come in una vera e propria squadra allenata. La fuga rapida, i drift, l’attenzione alla colonna sonora che sposa appieno la narrazione visiva, diventandone protagonista.

Quei primi cinque minuti sono veramente intensi, da rimanere incollati alla sedia, da chiedersi cosa succederà nell’ora e mezza davanti. Puro cinema: senza paranoie, senza messaggi secondari, senza il bisogno di fare la morale a qualcuno.

La trama è rapida come quella che si addice ad un film di questo tipo. Una banda di rapinatori di banche, un ragazzo con una storia difficile alle spalle, un dono che vuol dire saper guidare più veloci del vento. Una storia di redenzione, di macchine, di velocità fino a quando alla fine ti beccano sempre. Stanne certo.

Montaggio e musiche sublimano la semplice storia raccontata, in un film d’azione divertente e, sfido chiunque a dire il contrario, positivo. Non un filmone di concetto, ma di certo una pellicola che se vista al cinema regala qualche ora di serenità e svago.

Non è un capolavoro a tutto tondo perché forse sbaglia sul finire, dilungandosi troppo, ma è proprio un film che trasmette divertimento. Divertimento degli attori, tanti, chiamati a rivestire ruoli e personaggi divertenti e sopra alle righe, e del regista Edgar Wright, disposto a rischiare con la velocità del montaggio e con un prodotto di nicchia che ricorderemo anche fra qualche anno. Un mix tra il Tarantino di Grindhouse (2007) e il Drive (2011) con Ryan Gosling, tra Fast and Furious (2001) e Ocean Eleven (2001). È un film di diversi film, un film che piace e che non copia dai suoi numi tutelari. Un pizzico di Guy Ritchie e quei personaggi così caricaturali, ma tratteggiati da attori di fama. Jamie Foxx, Flea, Jon Hamm e Kevin Spacey, tanto per citarne alcuni.

Tra gli attori, dimenticavo forse il vero protagonista dell’intera storia: la musica.

Voto 7+ e che nostalgia vedere dei vecchissimi iPod.