La versione di Marco

5 agosto 2018

Don’t Worry: Gus Van Sant torna a stupire

di Marco Rizzini
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Don’t Worry è l’ultima fatica di Gus Van Sant, quello di – per citare i film più recenti e chiacchierati – Elephant e di Paranoid Park.

Il film ci racconta la vita di John Callahan, vignettista americano famoso per la sua storia difficile e per il suo humor nero.

La vita non vuole così bene al giovane John, alcolizzato cronico e abbandonato infante dalla madre. È un uomo forte ma fragile, corroso dall’interno dal rancore e dall’odio. Verso se stesso, in primis, come spesso succede. Una sera, sbronzissimo, termina la sua corsa in automobile contro un lampione scambiandolo per l’uscita di una autostrada. Non era lui alla guida ma poco importa: a ventuno anni rimane quadriplegico, bloccato su di una sedia a rotelle.

La vita sa accanirsi con le persone, succede spesso. Ma poi, lentamente, grazie ad una lunga catarsi e ad una nuova spinta verso la libertà dalla bottiglia, le cose possono cambiare. Perdonare, non cercare scuse, credere. In noi e nelle nostre forze, prima di tutto. Negli amici e negli alcolisti anonimi.

Ed ecco un nuovo John, libero finalmente. Inizia a disegnare in punta di piedi, è qualcosa di nuovo anche per lui. Muove a malapena le estremità superiori ma è dotato di una forte vena sarcastica e pungente, riuscendo così a dare il meglio bacchettando a destra e a manca. Non avrebbe vita facile, in questo mondo moderno dove la religione laica dei nuovi talebani d’occidente si chiama politicamente corretto e dove l’appiattimento forzato di sicuro non offende ma sterilizza, annacqua e addormenta.

Questo biopic non è un capolavoro ma a me non è affatto dispiaciuto. Però io sono di parte, credo di essere uno dei pochi ad aver apprezzato anche il remake di Psyco girato dal buon Gus ormai una ventina d’anni fa. Gus ama i suoi personaggi e di certo ama questo vignettista, lo si vede da come dirige le mosse di Joaquin Phoenix, chiamato qui a vestire i panni del protagonista. L’attore è bravo anche se, a parer mio, poco credibile nella versione del giovane John. Non per capacità attoriali ma per peculiarità prettamente anagrafiche.

In concorso sia al Sundance che per l’Orso di Berlino, è prodotto dal colosso di Amazon Studios.

Voto 7+ e come diceva He-Man quando ero bambino nella sua morale di fine puntata: se bevete non guidate.