La versione di Marco

30 aprile 2015

Child 44 – Il bambino numero 44

di Marco Rizzini
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Ma sai che a me questo CSI con la stella rossa al petto mi ha proprio emozionato? Chiaramente ero interessato dall’ambientazione storica, dall’essere già stato nella ridente Rostov e dal fatto che la distribuzione nelle sale russe fosse stata vietata si dice dallo zar Vladimir Putin in persona.

All’uomo forte dell’Eurasia non è andato giù il fatto che questa pellicola dipingesse in maniera troppo tetra i bei tempi andati dei gulag, di Stalin e del socialismo reale.

E dai mollatevi, che se siamo una potenza è anche grazie al buon baffone: dovete smettere di gettare fango sul nostro passato, miei cari imperialisti americani.

Sullo schermo vediamo un crime ambientato nell’Unione Sovietica del 1953. Percorriamo un lungo periodo storico nel mondo oltrecortina, dall’intenzionale carestia ucraina degli anni ’30 alla presa del Reichstag del 1945, fino ad arrivare a quei favolosi anni ’50 nella Mosca sfavillante degli alti papaveri dell’esercito e della nomenklatura. Leo Demidov/Tom Hardy è un vero duro. Orfano arruolato dall’Armata Rossa, ha combattuto l’Asse nell’eroica Battaglia di Berlino, arrivando a diventarne il volto più notiziabile: è il soldato che sventolò la bandiera rossa sul parlamento ridotto ormai a macerie. Un’immagine iconica per il merchandising seconda solo a quella di Che Guevara e di Bob Marley.

L’uomo sovietico ha bisogno di eroi. Ecco quindi la storia del detective Leo, da orfano ad eroe, valente funzionario dotato di astuzia ed intelligenza sopraffina. Leo scopre che dietro ad un incidente ferroviario che vede coinvolto un bambino, si nasconde qualcosa che la Pravda non ci vuole raccontare. Leo continua a scavare, ma i suoi modi rudi e sinceri lo spingono sempre più verso il cadere in disgrazia agli occhi dei compagni più ruffiani. Non ci sono omicidi in Paradiso. Nel paradiso dei lavoratori non ci sono assassini, accetta questa cosa e smettila di indagare. Insabbiamenti, deportazioni, sparizioni. La storia del mostro del Caucaso di tinge del rosso del sangue e delle bandiere della Russia Sovietica.

Ripeto, a me questo film è piaciuto. Le ambientazioni, le ricostruzioni del clima di terrore, le delazioni tipo Grande Fratello orwelliano sempre in agguato. E anche gli attori, con un Tom Hardy che parla con accento russo e sembra camminare ed incedere sullo schermo con la pesantezza propria dell’uomo sovietico. Goffo, impacciato ma sveglio, leale e con un cuore grande. Una perfetta parafrasi dell’uomo sedotto e tradito dalla speranza nel Sol dell’Avvenire socialista.

Tanti anche gli altri attori coinvolti, con più o meno comparsate di Gary Oldman, di Noomi Rapace (Prometheus e Sherlock Holmes) e Vincent Cassel.

La regia è di Daniel Espinosa, regista svedese di padre cileno, del quale io personalmente non conosco gli altri titoli.

Un successo letterario che forse diventerà anche filmico? Chissà, se il film prodotto da Ridley Scott avrà successo, prepariamoci a vedere anche gli altri due episodi della trilogia di Tom Rob Smith presto sul grande schermo.

Voto 7+ e riguardatevi Evilenko, bel film italiano sul mostro di Rostov con Malcolm McDowell nei panni del sanguinario omicida.

@Brillabbestia@brillabbestia