La versione di Marco

15 dicembre 2014

Lo Hobbit: la Battaglia delle Cinque Armate

di Marco Rizzini
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Ammetto candidamente di aver avuto un attimo di scompenso iniziale, di confusione.

Non ricordavo gli antefatti delle puntate precedenti de Lo Hobbit – La Battaglia delle Cinque Armate. Sono uno di quelli che si sono ritrovati in medias res in un mondo così dettagliato che definir di fantasia è riduttivo. Un enorme drago in 3D voleva col fuoco farmi una lampada mentre con voce cavernosa, diabolica e suadente puntava all’estinzione dei poveri abitanti di Pontelagolungo. Orridi orchi mi aspettavano al buio e l’unica mia ancora di speranza era la magia del buon Gandalf. Lo Hobbit Che crisi!
Poi pian piano ho ricordato il tutto e chiuso i puntini, senza nemmeno troppa fatica.
La Battaglia delle Cinque Armate è forse uno dei capitoli più facili – lato spettatore – della numerosa produzione di Peter Jackson a tema Tolkeniano. È un film di cappa e spada, di combattimenti forsennati e senza troppe paranoie o sotto-trame. Un film lineare e veloce, un film per gente ruvida. Un film per nani. 
Ma quanto sono carichi gli amici nani? Ultimo baluardo contro il male che minaccia il mondo conosciuto, ultimo plotone e ultima legione a difesa della Montagna. La Compagnia dei quattordici non conosce sosta e non trema davanti al nemico.
Se l’idea di un film a base di nani, di elfi, di goblin, stregoni, hobbit e altre bestie informi vi fa alzare immediatamente la pressione, forse era meglio scegliere un altro titolo al botteghino. Se invece siete in sala con cognizione di causa, non resterete affatto delusi.
Sia il testo scritto che quello filmico ci tengono a ribadire il concetto che il nemico di tutte le genti, di tutti i mondi e di tutte le contee, è e sarà sempre uno solo: il denaro. L’oro può tutto. Ogni male, ogni screzio, ogni dissapore. Può distruggere la mente di un vero eroe come il re dei nani Thorin Scudodiquercia con la stessa semplicità con la quale aveva fatto impazzire suo nonno.
Tolkien non ha mai nascosto, tra le tante metafore di quella saga, come l’oro e ciò che rappresenta siano una costante tentazione contro l’onore e contro il primato del cuore e dell’anima.
Attori tanti e bravi, difficili da giudicare quando così travestiti e imbrigliati in ruoli definiti.
Come tanti giovani volenterosi, ho letto anch’io il capolavoro di Tolkien in tenera età. Ricordo che il Signore degli Anelli fu un’impresa titanica, mentre le avventure di Bilbo Baggins una serena passeggiata nella Terra di Mezzo. Vorrei rileggere il suo prolisso librone in età quasi adulta. Uno dei propositi per il nuovo anno.
Voto 7 e non sottovalutate mai la maledizione dell’oro. Può corrompere ogni spirito.