La versione di Marco

24 febbraio 2017

Oscar 2017: ecco chi vince e chi no (e perché)

di Marco Rizzini
Continua a leggere

Già immagino quanti sermoni ci toccherà ascoltare quest’anno durante la serata di gala: il nuovo presidente eletto gode proprio di scarsissimo appeal tra le sante celebrities di Hollywood, altro che quel buonuomo dal drone facile di Obama.

I miei Oscar? Il mio cavallo vincente è assolutamente Manchester by the Sea. A parer mio, la pellicola che più di tutto merita la statuetta di miglior film e miglior regia è proprio il capolavoro girato da Kenneth Lonergan. Mi spiace per l’ottimo Arrival, a cui darei in ogni caso la statuetta per la miglior sceneggiatura originale: una trama di sci-fi ché è molto, molto di più di quello che si poteva pensare dal trailer o dalle chiacchiere da Bar Social prima della visione. Se Manchester by the Sea è un film perfetto, dall’ambientazione alla storia agli attori ed al montaggio, Arrival è la sorpresa che fa piacere e che riguarderei ancora alla prossima occasione.

Per la statuetta di miglior attore, se proponessi quell’eterno fratello minore chiamato Casey Affleck, così privo di espressione ma così perfetto nella parte, farei forse un torto a qualcuno? Forse lo farei a Ryan Gosling. Quel gran manzo è a suo agio sia nelle parti da ballerino di tip-tap che nel ruolo di guerriero clandestino in Tailandia, che in quelle di duro dal cuore tenero, tatuato anche in faccia. E La La Land? È un film stupendo e che mette di buonumore, vedremo se la giuria sceglierà la gioia o la tragedia. Io sarò felice lo stesso.

E per la miglior interpretazione femminile, sono di parte ma spingerò la bellissima Natalie Portman di Jackie. Film che nemmeno ho visto, mi baso solo sul mio giudizio estetico. Grande Natalie, sempre nel mio cuore.

Di certo è La La Land il titolo che se la gioca con Manchester by the Sea per le statuette principali di miglior film, miglior regia e per quelle relative agli attori. Moonlight è invece il mio grande escluso tra le pellicole che puntano alla vittoria, anche se rimane difficile pensare che un titolo che tratta di colored, omosessuali e bullismo non venga premiato dall’Academy, in questi tempi in cui il politicamente corretto è la religione globale di riferimento. È un buon film, ma è così scontato, così nella norma, così lineare. Bastava sporcare la pellicola, renderla meno semplice e si avrebbe ottenuto un risultato diverso. I temi da trattare c’erano tutti, la bravura del regista e degli attori anche. Peccato, Moonlight è proprio una occasione sprecata.

E l’Italia? Seguendo la stessa logica buonista, qualche speranza la può avere anche Fuocoammare di Gianfranco Rosi. Gli americani ci devono un Oscar. Dopo aver distrutto Stati sovrani e aver reso l’Europa in balia di flussi migratori fuori controllo, non possono esimersi dal darci un contentino su quanto siamo bravi e quanto siamo generosi.

Si preannuncia una gara al fotofinish, da tanti anni non si presentava una situazione con così tanti ottimi film in rampa di lancio.