La versione di Marco

17 gennaio 2017

Recensione: Allied

di Marco Rizzini
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Allied è un filmetto modesto, retto dalla bravura degli attori e dalla trama lineare messa su schermo dal padre di Ritorno al futuro, quel grande professionista di Robert Zemeckis.

Siamo davanti ad una spy story che è anche una storia d’amore, mischiando i due generi senza sbagliare troppo. Brad è un agente sotto copertura, che in una missione all’estero conoscerà una collega francese, che si suppone lavori per la resistenza contro la Francia collaborazionista di Vichy e contro l’Asse.

I due, dopo aver assassinato l’ambasciatore tedesco in Marocco ed aver ucciso un sacco di militari nemici, si innamorano. Se prima dovevano fingere di essere una coppia, senza nemmeno troppo conoscersi, adesso la fiamma è vera senza ombra di dubbio. Si trasferiscono a Londra e lì si sposano, sempre nel mentre della Seconda Guerra Mondiale.

Qui arriva un primo spannung narrativo: la bella e seducente Marion Cotillard è o non è una spia doppiogiochista al soldo dei Nazisti? La verità rimane un tema fondante di questa pellicola, in cui non capiamo se lei è o non è davvero ciò che dice di essere. O di non essere.

Il film è modesto, senza lode e senza infamia. Ha uno svolgimento lineare, quasi troppo. È una pellicola che sembra di un’altra epoca, con una sorta di citazionismo di maniera che odora di studio dei grandi classici. È quasi normale, essendo davanti ad un titolo del genere, pensare per esempio a Casablanca o ad altri titoli di genere spy/love story del passato.

Non osa il regista, e fa bene. Il film a me è piaciuto, anche se di certo è uno di quei titoli che passeranno veloci e che non ricorderemo a lungo. Gli attori sono bravi, specialmente Marion Cotillard è perfetta nella parte della spia seducente francese, forse un poco meno perfetto invece il buon Brad.

Nel senso che di lui c’è poco in questa prova. Per come si svolge la storia, poteva anche esserci un attore meno famoso e meno importante. È strano vedere una pellicola come questa a questo punto della carriera. Piano, toglietevi le mani dai capelli, non sto dicendo che uno dei miei attori preferiti sta facendo la fine di De Niro, quello che non perde una pellicola sfiorando il trash più volte all’anno da troppi anni, io dico semplicemente che il Brad alle prese con la Guerra Mondiale, l’abbiamo già visto al suo best. Mi riferisco a Inglorious Basterds, ovviamente. Anche in quella pagliacciata propagandistica di Fury non aveva affatto sfigurato, anzi, se il film non scadeva troppo nel ridicolo era proprio grazie alla grande bravura del fu protagonista di Fight Club.

Voto 6 e ½ ma secondo me è più bello Casablanca.