La versione di Marco

26 gennaio 2017

Recensione: Arrival

di Marco Rizzini
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Ieri sera ho chiamato mia madre, prima di entrare al cinema per vedere Arrival di Denis Villeneuve. Anche lei grande appassionata di quest’arte, mi chiedeva di che parlasse il titolo che ero in procinto di vedere. 
Pavlovianamente, risposi che era un film di fantascienza.

Nulla di più lontano dalla verità, mi sento di poter affermare dopo averlo visto. Arrival è una pellicola che per certi versi ricorda Independence Day. Non è vero, in comune ci sono solo le astronavi ed i terrestri che non sanno come comportarsi. Il paragone con la pellicola di Emmerich starring il fu Principe di Bel Air, mi serve per stressare uno dei temi portanti di questo film: vedete cosa può succedere a non capirsi?

Arrival ed il suo regista cercano di rendere più palese l’importanza del linguaggio, dei segni e dei significati che utilizziamo ogni giorno globalmente, seppur declinati nelle diverse traduzioni locali. E secondo me, ci riescono.

 In Erasmus, in un corso di filologia di cui non ricordo il nome, la professoressa di derivazione strutturalista insisteva con il farci studiare tutte le varie forme dei dialetti di derivazione bantu.
 Non so se centri molto, ma mi ha ricordato tantissimo il tema principale di questo film. Che sono sì gli alieni, ma ancor di più l’importanza del linguaggio, del parlarsi e soprattutto del capirsi.

Senza nessuno spoiler, la storia di Arrival è quella dell’arrivo di una dozzina di navicelle aliene in punti diversi della terra. Gli umani non riescono a capire il perché di questo arrivo e assoldano linguisti e scienziati per cercare di dipanare il bandolo della matassa, scongiurando un attacco armato.
 E poi basta, non vi dico nulla perché per gli infami nessuna pietà.


La regia di Denis Villeneuve (Sicario e a breve l’attesissimo Blade Runner 2049) è a parer mio di primissima qualità, così come le musiche di accompagnamento. Il regista, che con questa pellicola è candidato per la statuetta di miglior film e miglior regia, non sbaglia un fotogramma, donandoci un racconto profondo che ci farà di certo pensare. Il tutto senza mai far calare la tensione e l’interesse per l’intreccio narrativo, che è semplicemente sublime e montato alla perfezione.

Tra gli attori troviamo Amy Adams (Animali Notturni, L’uomo d’acciaio) nel ruolo di protagonista femminile e Jeremy Renner (già candidato all’Oscar per The Hurt Locker) come attore di spalla maschile. Ottime le loro interpretazioni, specialmente quella dell‘interprete femminile a parer mio veramente in stato di grazia e calata ottimamente nella parte. Da riscontrare anche la presenza di Forest Whitaker, nella più classica parte del colonnello d’acciaio.

Arrival è decisamente un ottimo racconto. Un film sulla vita, sulla morte, sul dialogo e sulle scelte davanti alle quali ci si trova spesso a decidere scommettendo su come andrà. Un film che riesce a mantenere alta la tensione senza mai farla scemare, un film che riesce a parlarci su diversi piani di interpretazione e più che altro un film assolutamente da vedere.


Voto 7/8 e statuetta in arrivo?