La versione di Marco

16 febbraio 2018

Recensione: Chiamami col tuo nome

di Marco Rizzini
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Last call per vedere Chiamami col tuo nome e non potevo certo farmela sfuggire. Tutti parlavano di questo film e meritava una visione da cinema e non da piccolo schermo. Tutti ne parlano, tutti lo osannano. Ed io?

L’ultimo film di Luca Guadagnino merita una piena e convinta sufficienza. Definirlo però come una pellicola da Oscar mi sembra proprio fatica sprecata.

Il film racconta l’emozione del primo amore, della prima volta in cui senti le farfalle nello stomaco, della prima volta in cui tutto ti sembra magico. L’amore scocca tra due ragazzi: galeotto fu il dottorato, beata precarietà. I protagonisti sono Elio/Timothée Chalamet, il figlio minorenne del professore di cui Oliver/Armie Hammer, giovane laureato, ne è il dottorando. Il tutto avviene in provincia di Crema, in una location italiana che profuma di erba tagliata, del fresco della sera e del caldo torrido estivo.

La pellicola si riassume in queste poche righe qui sopra. Bellissime ambientazioni di una Italia non stereotipata e stranamente diversa da quella mediterranea tanto cara alle pellicole straniere. È un’Italia di pianura, un’Italia di inizio anni ’80 in piena salute tra Craxi ed il Pentapartito, un’Italia con la seconda casa dove passare le vacanze estive e con la crisi ancora molto lontana.

Chiamami con il tuo nome è un film noioso, didascalico e pittorico fino all’ossessione. E allora perché è piaciuto così tanto? Forse perché la storia tratta di un amore omosessuale e che per questo guadagna d’ufficio alcuni punti? Forse semplicemente perché con regista e ambientazione nostrana, del sano patriottismo latente ci fa piacere qualsiasi cosa?
Io l’ho trovato un buon film da vedere distrattamente in televisione, benché troppo lungo, melenso e zuccheroso.

La storia d’amore tra i due ha il pregio dell’esser delicata, anche se la differenza d’età tra i due protagonisti, di cui uno minorenne, avrebbe fatto arricciare il naso e forse gridare allo scandalo se con protagonisti eterosessuali.

La regia e la fotografia sono di buon livello, ripeto che il film a me è piaciuto. Ma non così tanto da giustificare tutto questo clamore mediatico e queste quattro nomination all’Oscar tra cui quella pesantissima di Miglior Film e Miglior Attore.
Forse, con una resa meno pulita e più “reale”, il film avrebbe avuto giudizi diversi di pubblico e di critica. Peggiore per tanti, migliore per me.

Voto 6 e 1/2, perché i film brutti sono di certo altri. Ma anche quelli davvero belli.