La versione di Marco

28 ottobre 2016

Recensione: Doctor Strange

di Marco Rizzini
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Il Doctor Strange è stata proprio una bella sorpresa.

E vi dirò che mi serviva proprio per rivalutare l’intero genere dei supereroi, così ormai logorato dal troppo sfruttamento di qualsiasi personaggio abbia mai avuto anche un solo numero pubblicato.

Finalmente un buon film d’avventura senza troppe pippe. Lineare, senza quei drammi narrativi che fanno impazzire chiunque si sia perso in tutti questi anni di crossover tra personaggi e trame e continuum narrativi che definire tirati per i capelli è proprio un eufemismo.

Il Doctor Strange, a parte il nome, è molto più in forma e lucido di tanti suoi altri colleghi di mantello.

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La trama in soldoni è presto riassunta: Strange prima di imboccare la via del supereroe era un neurochirurgo con una carriera luminosa davanti. Troppo spavaldo, non aveva fatto i conti con il Fato, dato che un incidente in automobile cambierà drasticamente la sua vita, costringendolo a mettere da parte i sogni di gloria accademica. In un lungo viaggio in India a cercare se stesso, scoprirà la forza della meditazione ed il mondo della spiritualità orientale, in un intenso anno sabbatico passato in un monastero tibetano nel Darjeeling, alle pendici dell’Himalaya. Qui incontrerà L’Antico, un vecchio mistico di una terra lontana che aprirà al protagonista nuovi orizzonti, forgiandolo nell’utilizzo di nuovi poteri eccezionali con i quali combatterà il cattivo di turno cercando di salvare il pianeta dalle forze oscure.

Il film è a dir poco psichedelico, con ambientazioni multidimensionali e l’irrazionalità a farla da padrone. Ritroviamo quel capolavoro di Inception ma ritroviamo anche Escher e le sue illustrazioni. Mondi che collassano uno nell’altro, mancanza di gravità, spazio e tempo che diventano solo parole e categorie da riempire a proprio piacimento.

Gli attori sono tutti bravi, benchè chiaramente per una pellicola del genere non è che fosse proprio richiesta una performance da Oscar.

Tilda Swinton (Solo gli amanti sopravvivono) che va oltre il gender ed è moderna come poche nel ruolo del capo stregone, il protagonista è quel Benedict Cumberbatch che fu Sherlock e che riesce ad essere simpatico e brillante in ogni situazione e poi non dimentichiamo Mads Mikkelsen / Hannibal in versione cattivo: la sua presenza è quasi una sorta di cameo ben strutturato, dove anche nelle poche scene a disposizione riesce a fare bene grazie alla sua incredibile mimica facciale.

Voto 7 perché finalmente un film sui supereroi semplice e back to the basics.