La versione di Marco

16 giugno 2017

Recensione: Una doppia verità

di Marco Rizzini
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Una doppia verità è un thriller ambientato in un’aula di tribunale.

È un legal drama di quelli che potrebbero piacere ai fan di John Grisham e similari. A me non è dispiaciuto, ma non ha nemmeno esaltato.

Una doppia verità ci racconta di un presunto parricidio. Il giovane Mike Lassiter si prende le colpe per l’omicidio del padre, ma poi rimane in silenzio. Davanti al giudice, davanti alla giuria e anche davanti al proprio avvocato difensore. Cosa nasconde? Quando tutto sembra troppo facile, c’è spesso qualcosa sotto che non quadra. Come confermato in questo caso. Nessuno spoiler, ma sia il titolo in italiano che l’originale in inglese – The Whole Truth – fanno presagire che gli imputati non ce la raccontano giusta. Agli spettatori spetta cercare di capire quello che il mitico Detective Colombo avrebbe intuito nel tempo di una bella fumata di sigaro. Quelli sì che erano detective seri.

Il film è girato bene, con attori di primo piano. Tanti sono i flashback del passato, essenziali per ricostruire tassello dopo tassello la verità (o la presunta tale). Forse il padre di famiglia, oltre ai soldi, non aveva tante qualità? Forse invece il figlio ha qualcosa da nascondere, o forse chissà. Un film da vedere fino ai titoli di coda anche se, almeno io, qualcosa del colpo di scena finale l’avevo già intuito. A metà film.

Se la narrazione non affonda nell’ovvio, è grazie alla regia di Courtney Hunt, già vista in Fiume di ghiaccio, ottimo film indipendente del 2008 e ancora attuale pellicola sul business dell’immigrazione clandestina, ma ancora di più grazie alle prove degli attori. Keanu Reeves ritorna con il ruolo dell’avvocato, ma questa volta non si trova davanti il demonio come nel capolavoro che è L’avvocato del diavolo. C’è di sicuro della cattiveria nell’aria, ma non fino a quel punto. L’attore appare a tratti un po’ impostato, ma la sua prova è di certo sufficiente. Francamente, non lo ricorderemo per questa pellicola, sia chiaro. Sullo schermo vediamo anche Jim Belushi nei panni dell’assassinato e Renée Zellweger nei panni della vedova, che sembra riprendersi forse anche troppo velocemente.

Una doppia verità è un film sufficiente, senza lode e senza infamia, un film che la mia amata madre definirebbe con saggezza: da guardare stirando.

Voto 6  e ridatemi il Keanu di Matrix.