La versione di Marco

5 aprile 2017

Recensione: Ghost in the Shell

di Marco Rizzini
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Ghost in the Shell è una delusione.

Per quanti anni abbiamo atteso questa riduzione cinematografica? Troppi. Io ci avevo creduto. Davvero, leggetevi il mio pezzo di preview. Ero fiducioso sul successo di questa pellicola. Che non intendo il denaro del botteghino, intendo la soddisfazione di un vecchio otaku. E invece no.

Purtroppo il Ghost in the Shell di Rupert Sanders tradisce le aspettative e risulta una semplice pagliacciata hollywoodiana. Che non parlo della scelta di mettere un’attrice come Scarlett Johansson nei panni del cyborg protagonista, non sono uno di quelli che frignano per la sterile polemica del whitewashing della scelta di una non asiatica per questi ruoli. Immagino l’abbiano fatto perché un nome del genere garantisce un importante ritorno sull’investimento già solo sulla fiducia.

È una pagliacciata perché toglie ogni mistero, toglie ogni significato segreto di questo vero stracult d’area. Cyberpunk, otaku, techno dark raver, ribelli in maglietta nera, ragazzine con la passione del Sol Levante, colleghi in giacca e cravatta che canticchiano la vecchia soundtrack in giapponese senza conoscer affatto la lingua. In tanti hanno adorato questo anime tratto dal manga di Masamune Shirow proprio per quel sentimento di non detto, di mistero, di una ideologia portante mai manifesta.

Qui non rimane nessuno spirito, nessun ghost. Rimane solo il carapace, rimane solo l’entità fisica del peso dell’esoscheletro potenziato. È uno svilire la trama originale portandola ad un semplice film d’azione, ad un Robocop senza troppe riflessioni. È tutto così continuamente parlato e raccontato che a perder importanza è proprio la voglia di sognare. Una grande occasione sprecata, nulla di più.

Salviamo il Takeshi Kitano sempre al suo top nonostante l’età ormai avanzata e io personalmente salvo anche le ambientazioni. Mi piace il dark sporco delle pozzanghere onnipresenti, il buio perenne della città dove si svolgono gli eventi e questa idea futuribile di progresso. Tutto questo mi fa pensare ai neon pubblicitari di Blade Runner, alla quale di certo questa trasposizione filmica deve tanto. Si sono evoluti e adesso vediamo anche dei grandi ologrammi pubblicitari a coprire i grattacieli.

Il capolavoro del cyberpunk d’animazione è per me una cocente delusione, ribadisco. Tutto ciò mi fa temere per l’imminente sequel del capolavoro di Ridley Scott anche se le premesse sono ben diverse. Spero che almeno lì non si decida di toglier la magia dell’interpretazione, del mistero e della sospensione di fede. Tutto per colpa del mondo moderno che ci vieta addirittura il tempo di scoprire e di perdere qualche minuto in più per pensare.

Discutibile a parer mio la scelta di avere un quasi esordiente totale alla regia di questa pellicola. Nel suo curriculum aveva un solo lungometraggio: Biancaneve e il Cacciatore, non propriamente un capolavoro da ricordare.

Ghost in the Shell mi ha deluso e ci sono rimasto proprio male. Anche Scarlett, in fin dei conti, può sbagliare.

Voto 5 perché mi ha fatto comunque tornare la voglia di riguardarmi i vecchi anime.