La versione di Marco

2 novembre 2017

Recensione: It

di Marco Rizzini
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Dopo Blade Runner 2049 e dopo Trainspotting 2, il 2017 si prospetta uno degli anni più importanti per il ritorno sullo schermo dei grandi classici moderni.

Da It, uno dei libri meglio riusciti del prolifico Stephen King, il regista Andrés Muschietti ricava due episodi distinti. Nessuno spoiler o nessuna previsione del futuro, era così nella miniserie in due puntate del 1990 ed è nei fatti così anche nel romanzone di King, dove la raggiunta consapevolezza divide in due parti il racconto. Non pensate comunque di trovarvi davanti ad un’opera incompiuta, qui la demarcazione tra adolescenza ed età adulta è molto naturale, scandita narrativamente proprio dal periodo di letargo di It, quei ventisette anni che ci dividono da un eccidio all’altro. Quindi gioite, torneremo a tremare con un secondo episodio già in cantiere e in arrivo nel 2019.

Conoscete la trama? Ve la faccio facile: It è il male. It è quella cosa, quel demonio, quell’alieno che finge di blandire i giovani per poi cibarsene, portandoli in una sorta di galleggiamento eterno dal quale estrarre linfa vitale.

“Lo vuoi un palloncino?”. Mi torna la pelle d’oca al sol pensarci, quando rivedo il piccolo Georgie trascinato verso morte certa dentro quel tombino. Ne soffro, lo ammetto. E la mia fobia dei clown e odio cieco verso Ronald McDonald credo – senza troppo dover spendere in psicoanalisi – che derivi proprio da quel trauma infantile. Ricordate quando i film in televisione iniziavano alle 20.30 puntuali? Poteva succedere che un bambino si beccasse per sbaglio qualche inizio – e almeno per me poche fini – di film cruenti, violenti e assolutamente inadatti alla sua età, prima di lavarsi i denti e andare dritto a nanna. A me capitò e se adesso incontro un pagliaccio per la mia strada, scappo a gambe levate o provo a finirlo a pugni.

Tornando al racconto, il pagliaccio ultracentenario incontrerà un manipolo di ragazzi, tra cui c’è proprio chi ha perso il proprio amato fratellino e che per questo grida vendetta. L’adolescenza è un periodo bellissimo, di amicizia e di sogni, di fratellanza, di unità più forte del fuoco. Assieme a Stand by me (1986), gran pellicola che ricordo guardavamo cento e mille volte alla tele alle medie, pochi film hanno saputo raccontare questa comunione d’intenti e questo momento di magia e onnipotenza. E se l’unione fa la forza, anche un mostro come questo può essere sconfitto, assieme a tutte le paure che infestano i nostri cuori.

It però fa paura e non poco, è un vero film dell’orrore. Anche dopo tutti questi anni, la stessa pelle d’oca e lo stesso malessere, la stessa fobia per quei clown malvagi.

Non era facile prendere un mito e trasportarlo nell’era moderna, ma regista e sceneggiatore sono riusciti in questa impresa. Un film di genere che sfonda i paletti diventando mainstream, riuscendo a dominare e a lungo il box office, guadagnandosi in poche settimane di proiezione il pass per lo sviluppo della seconda parte.

Ho insistito molto sul tema del già visto o del già letto, nel senso letterale del conoscere davvero già questa storia. Sarebbe interessante sapere cos’hanno provato e come hanno vissuto questa pellicola i millennials o i giovani in generale, chi in ogni caso non ebbe la fortuna di vivere l’originale.

Degli attori ho poco da dire. Bill Skarsgård che muove il pagliaccio è bravissimo, induce terrore anche solo con lo sguardo. I ragazzini sono bravi, ma di loro riconosco solo il giovane protagonista di Stranger Things.

A voi It è piaciuto? In ogni caso a me fa paura anche l’emoji del clown. ? Aiuto!

Voto 8 e leggetevi il libro, un vero – lunghissimo – capolavoro.