La versione di Marco

1 febbraio 2017

Recensione: La La Land

di Marco Rizzini
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La La Land è il film candidato a vincere un bel jackpot di statuette all’imminente notte dell’Oscar. È finalmente uscito in Italia ed è già un successo di critica e botteghino. E soprattutto, è davvero un ottimo titolo di positività e leggerezza. E dimenticavo, La La Land è addirittura un musical!

È la storia di un sogno, è la storia della caparbietà di insistere in quel sogno e perseverare, che se a volte è diabolico, a volte anche no.

I due protagonisti hanno un progetto di vita più importante della realtà, Ryan Gosling sogna un locale jazz dove suonare e far suonare il piano, Emma Stone brama invece i riflettori e una vita d’attrice famosa. Assistiamo alle loro peripezie e al loro innamoramento, attimo dopo attimo.

E’ un titolo molto positivo, che fa sognare e rilassare, sorridendo spensierati mentre il tempo scorre veloce. È un film sull’amore, un film semplice ma profondo che ci racconta come a volte, le grandi storie d’amore sono quelle che non durano per sempre, ma sono fatte di attimi e di occasioni, di poteva essere ma non è stato, di dolci ricordi e amari rimpianti soffocati dal successo raggiunto.

È anche un film moderno e contemporaneo, benché girato in technicolor e con finte tecnologie anticate, con il formato giusto del cinemascope e con colori saturi old style.

Io ci leggo una scelta del regista e dello sceneggiatore in questa dicotomia, portare sullo schermo un film rapido e veloce come i giorni nostri, dove all’amore classico – così come appreso storicamente e culturalmente – si preferisce la soddisfazione personale ed individuale. E con questa nota non intendo assolutamente prendere una posizione, se non proporre una diversa ma possibile interpretazione della modernità dei sentimenti.

Che dire di più? La La Land è girato bene ed interpretato meglio. Un applauso ai due attori protagonisti ed al regista Damien Chazelle, che dopo Whiplash è ancora in odor di statuetta grazie al suo cinema musicale. Ryan Gosling è semplicemente il migliore, a suo agio nel ballare il tip tap (qui), come nel combattere nella gabbia in Tailandia (Solo Dio perdona) o fare il bello è dannato di Come un tuono. Con un semplice sopracciglio alzato riesce a comunicarci sentimenti ed espressioni. Emma Stone (Birdman, Magic in the moonlight) sforna una interpretazione che probabilmente vincerà l’Oscar, meritato. Bravissima in ogni parte, specialmente quando racconta di cinema all’interno del cinema, in una escalation metadiegetica di provini, di casting e di personaggi differenti.

Tra i favoriti all’Oscar, dopo Arrival e La La Land mi manca adesso solo Manchester by the Sea, in uscita a febbraio. Vedremo chi vincerà, si preannuncia un testa a testa di quelli da ricordare.

Voto 8 e davvero serve il lieto fine per essere felici? (CIT.)