La versione di Marco

29 giugno 2017

Recensione: Nerve

di Marco Rizzini
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Nerve è un film sui giovani d’oggi, sulla falsità del mondo d’internet e sulla deriva psico-drammatica che nasce se mettiamo insieme queste due cose.

Con una sfortunata puntualità, racconta di un gioco online capace di spingere ragazzi e ragazze a compiere atti estremi in virtù di una smania di apparire e di avere, parafrasando Andy Warhol, un quarto d’ora di celebrità.

Nerve è il gioco del momento dei liceali americani. È un social network con caratteristiche da deep web in cui chi accetta le sfide proposte dalla community, in un crescendo maestoso tra esagerazioni e follia, guadagna soldi e gloria eterna. I protagonisti sono i soliti personaggi da teen movie americano: lo sfigato nerd, la bellissima che deve ancora sbocciare, l’ape regina tanto arrogante quanto insicura ed il campione di football ammirato da tutti. In questi cliché classici s’insedia la contemporaneità.

S’insedia un poco a casaccio, se devo dirla tutta.

Nel senso che pur essendo questo un film con target adolescenziale, non viene spiegato più di tanto il funzionamento di questo gioco, del dark web e del mondo degli hacker. Sembra quasi un titolo che seppur strizzando l’occhio ai ragazzini, in realtà mira ad esser visto dai loro genitori.

Non è un brutto film, anche se la chiusura moralistica mi sa di cliché patetico. Si poteva inoltre fare a meno dell’intento sociologico reso inutile per come viene gestito nella narrazione, con i registi che non sanno in modo chiaro dove vogliono arrivare e che in realtà non delineano nessuna tesi o analisi che non sia un semplice “occhio che il web è pericoloso!”.

Nerve ha avuto una distribuzione sfortunata, arrivando in Italia un anno dopo l’uscita americana, schiacciato temporalmente da un molto simile The Circle e dall’insano fenomeno del Blue Whale, su cui a dirla tutta, non ho ancora capito se si tratti di verità o di leggenda metropolitana stile Studio Aperto.

Del film mi piace come comunica ai ragazzi di oggi come la realtà sia totalmente mediata dal web. Ogni tanto capita anche a me di sentire “quello fa milioni di views su YouTube” e di rabbrividire schifato, ma questo è il progresso e con lui dobbiamo convivere. Bello schifo.

Per esser apprezzato, Nerve doveva esser più coraggioso. Doveva osare, doveva spingersi oltre. Invece pecca di codardia e superficialità, con i due registi, Henry Joost, e Ariel Schulman, reduci da due episodi infelici di Paranormal Activity e dal reality sulle identità rubate Catfish. Si trovano quindi spaesati a dover gestire questa pellicola senza aver prima deciso che direzione dare al tutto.
Intendo solo che con un poco di cinismo in più, con qualche morte in più e meno redenzione, magari si riusciva sia a passare un messaggio che a fare un film più apprezzabile.

Una nota di colore: la meritocrazia avanza anche ad Hollywood e quindi nei ruoli principali troviamo la nipote di Julia Roberts ed il fratello minore di James Franco. Sono Emma Roberts e Dave Franco che si, interpretano dei neo-diciottenni ma veleggiano verso i trenta. La prima ha dato il meglio di sé in American Horror Story, una serie tv potentissima di cui consiglio a tutti le prime stagioni.

Il film non è malaccio, a parte il ricordarmi troppo Hunger Games in alcune sequenze ed il buttare tutto alle ortiche con le penose scene finali.

Voto 5+ perché American Horror Story è una delle migliori serie antologiche prodotte finora.