La versione di Marco

10 marzo 2017

Recensione: Omicidio all’italiana

di Marco Rizzini
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Che Maccio Capatonda fosse un genio, non lo scopriamo certo oggi. Con Omicidio all’italiana, Maccio e la sua crew compiono un grande balzo in avanti, proponendo un lungometraggio diverso da quello di Italiano Medio e degli altri prodotti visti finora.

Questo è un film vero, tecnicamente e stilisticamente, infarcito di loro gag.

La storia è quella di un piccolo paese molisano, il mitico Acitrullo, condannato all’oblio. Si sta spopolando e la vecchiaia incombe. Un triste destino comune a molti dei nostri borghi di provincia. Che fare per rilanciare l’economia locale? Scegliere di diventare meta di pellegrinaggio. Tipo Avetrana, Cogne o Novi Ligure, per intenderci. Un bell’omicidio e si finisce in cronaca. Mistero e morbosità faranno il resto, attirando uno sciame di giornalisti e di ritardati di ogni tipo, pronti per scattarsi selfie su selfie.

La trama è poi composta di tante scenette sulla degenerazione della società, con il regista ed attore Marcello Macchia/Maccio Capatonda, affiancato da Luigi Luciano/Herbert Ballerina nei panni rispettivamente del sindaco e vicesindaco intenti ad ordire questo tranello al mondo.

Forte è la scherzosa analisi della società moderna, dove la televisione fa le indagini e giudica direttamente i colpevoli. Con il televoto, se possibile. È un film dove non ci sono personaggi seri, tranne l’ispettrice di polizia, unico ed ultimo esempio di lucidità in un mondo di decerebrati dominati dallo showbiz e dalla voglia di apparire.

A me la demenza comica di Maccio & co. piace sempre. Mi conquista il non-sense at all che permea la narrazione e non posso che applaudire ai passi da gigante fatti in campo tecnico e stilistico. Chiaro, non bisogna mai tradire se stessi ma a parer mio, il cambio di passo non inficia troppo la loro comicità. Io ho apprezzato anche la scelta di chiamare un’attrice vera come l’ancora splendida Ferilli, specialmente per la parte di saccente e senziente icona televisiva.

Io ho riso e sono soddisfatto, chiaro che a fare le pulci sia più facile far ridere con scenette brevi e autoconclusive, che discorsi. Bisogna però dare fiducia a quello che per me, è il campione della vera comicità italiana. Il prossimo lungometraggio sarà ancora meglio!

PS: Se non vi va bene, tenetevi Brignano.

Voto 6 e ½ e riguardatevi i trailer che non è mai abbastanza.