La versione di Marco

1 gennaio 2017

Recensione: Passengers

di Marco Rizzini
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Finalmente ho visto Passengers.

È la storia di una grande migrazione umana verso un nuovo pianeta, in una galassia lontana. Il nuovo mondo è così distante da rendere necessaria l’ibernazione, un bel riposone di qualche centinaia d’anni. Purtroppo non ci si può fidare delle macchine, Terminator ce l’ha insegnato fin da ragazzini.

Qualcosa va storto ed il meccanico Jim Preston purtroppo si risveglia una novantina di anni prima del dovuto. Vivrà in solitaria per oltre un anno, unico essere umano in questa astronave di iperlusso. Tutto va avanti grazie ai diversi automi ed intelligenze artificiali che gestiscono autonomamente il tutto. Gioca a basket, guarda film e si ubriaca il più possibile nei ristoranti e bar di questa nave da crociera spaziale. Mi ha ricordato un sacco il naufrago di Cast Away, qui in modalità futuribile e dal portafoglio pieno.

Che sfortuna, laggiù poteva finalmente iniziare una nuova vita. Ricominciare da zero, con maggiori opportunità. Essere un colono, seguendo le orme fondanti della civiltà yankee con la dinamica della conquista della frontiera in versione space cowboy. E invece no. È ormai pronto a suicidarsi, quando s’innamora perdutamente. La sua Beatrice dorme all’interno della sua capsula di ibernazione, aspettando il giorno in cui risvegliarsi. Jim è tormentato, non sa cosa fare. Svegliarla e condannarla alla morte o vivere da solo fino alla fine dei propri giorni? Vince l’egoismo, vince la natura umana. Vince l’amore, dato che ovviamente i due inizieranno a tubare in un contesto vacanziero da flirt estivo, almeno finché la nave di scarsa qualità inizierà a dare segni di cedimento, spingendo poi i protagonisti ad un cambio di passo narrativo.

Passengers è un film ok. Non è un capolavoro, ma non è nemmeno una porcheria. Mi ha ricordato tantissimo Titanic, sia per l’ovvia location della nave che per il sistema delle varie classi sociali al suo interno. Il protagonista maschile ha un braccialetto entry-level da pasto base, la sua bella invece ha uno strabrillante all-inclusive. Dimenticavo, l’attrice protagonista femminile è Jennifer Lawrence, la stupenda protagonista del ciclo di Hunger Games. Mica scemo a svegliarla, non trovate?

Questa pellicola in alcune scene mi ha ricordato anche la gestione degli spazi di Shining. I lunghi e sinuosi corridoi ma anche e soprattutto il tema del bar e del barista, l’unica “persona” con cui poter interloquire. Un cyborg senza gambe. Bravissimo però a preparare i drink e soprattutto a fare lo psicologo.

Passengers non osa e rimane sempre un film normale. I due potevano odiarsi fin da subito o i robot potevano prendere il sopravvento e ammutinarsi agli umani dormienti, facendo una strage. O semplicemente poteva finire la menta fresca per il mojito preparato dal barista cyborg. E invece no, tutto fila liscio senza particolari impedimenti, in un trionfo dell’amore che sa tanto di sufficienza.

Voto 6+ che in ogni caso, come già detto, i film brutti sono altri.