La versione di Marco

1 dicembre 2016

Recensione: Sully

di Marco Rizzini
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Sully, l’ultimo film di Clint Eastwood in uscita il primo dicembre, è veramente una piacevole sorpresa.

Sorpresa per me, che proprio non ricordavo questo fatto di cronaca. Sullo schermo assistiamo al racconto del sensazionale ammaraggio di un aereo con a bordo 155 passeggeri, avvenuto con successo nel fiume Hudson al largo di Manhattan, il 15 gennaio del 2009. Al contempo mi sento di affermare che questo titolo è anche una conferma, l’ennesima, di quel giovanotto da un passato da pistolero e un presente da grande regista. Clint non sbagliava un colpo con la sua colt e di certo non ne sbaglia uno dietro la macchina da presa, inanellando un successo dietro l’altro.

Anche questa, come spesso accade, è una storia vera e vera davvero. Il racconto è semplice e asciutto, la ricostruzione di quei 208 secondi che il capitano Sullenberger aka Sully ha avuto per prendere una decisione così importante e per cercare di salvare tutti i suoi passeggeri.

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L’eroe viene costruito in maniera diversa dal classico film hollywoodiano. Strano, per un uomo dalla ferrea fede repubblicana come il regista in questione, questo racconto diverso dal solito, senza scadere nell’enfasi patriottica o nei cliché a stelle e strisce.

Il successo di questa pellicola sta proprio nel come vengono raccontati i fatti e nella semplicità totale del suo eroismo. La virtù del superuomo, la forza dell’ardito sprezzante del pericolo, il rapportarsi con lucidità alla possibilità di morire. Come un moderno samurai, il capitano ha alle spalle 40 anni di esperienza nei cieli e conosce il da farsi. O almeno ci prova, confidando nel suo istinto.

I normali non possono accettare questo ardire e con i loro computer cercano di confutare la sua scelta, provando a dimostrare la pericolosità del suo azzardo. L’abuso della tecnologia toglie il sonno all’eroe, che inizia a dubitare di se stesso benché sostenuto dall’intera popolazione statunitense e diventando senza volerlo un eroe positivo in questo periodo così difficile post 11/9.

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Si ammira quest’uomo ed il suo racconto di eroismo del dovere, privo di enfasi da sbruffone e di show off da io ce l’ho più lungo. Italianamente, ripenso alla Beffa di Buccari e al Volo su Vienna. Penso comunque anche a Schettino e a quella che è invece la tristezza della modernità, crucciandomi.

Un Tom Hanks in forma smagliante, perfetto ed impeccabile nella sua compita serietà, elemento essenziale per questo tipo di racconto e di narrazione. Realmente non avrei saputo trovare un attore migliore per questa parte. E che invidia per i baffi suoi e del primo ufficiale Aaron Eckhart, sempre bravissimo anche fuori da Gotham City.

Clint non sbaglia un colpo, anche scegliendo di raccontare una storia asciutta senza approfondimenti morali come in questo caso. Questa voluta mancanza di profondità, al contempo delinea ovviamente il non trovarci di fronte ad un capolavoro come Mystic River.

Per me, questo rimane in ogni caso un film da vedere.

Voto 8 convinto e grazie Clint, davvero.