La versione di Marco

10 gennaio 2017

Recensione: The Founder

di Marco Rizzini
Continua a leggere

The Founder racconta la nascita dell’impero degli hamburger più famoso del mondo. Certo, avevamo già visto qualche pellicola relativa al tema McDonald’s, come per esempio quel Supersize Me che dimostrava – non ci voleva propriamente un genio – che mangiare quotidianamente junk food non fa bene all’organismo, ma di biopic come questo non se n’erano mai visti prima.

La storia è quella di Ray Kroc, venditore di frullatori per drive-in di poco successo e già rappresentante di prodotti discutibili, che per caso si trova davanti ad una idea geniale come quella dei fratelli McDonald’s: un fast food dove non dover perder tempo ad aspettare, una cucina compatta dove tutto è organizzato alla perfezione e dove i dipendenti si muovono in spazi ristretti quasi a passo di danza ritmica.

Lo squalo capisce subito di essere davanti ad una potenziale miniera d’oro e non vuole farsela sfuggire, dopo una vita di insuccessi e di porte chiuse in faccia. All’inizio blandisce i due fratelli di provincia per diventarne socio e pian piano con l’inganno riuscirà anche a farli fuori, estromettendoli dal business grazie all’arguzia e arrivando al paradosso di rubar loro addirittura il cognome e l’idea del logo dagli archi dorati.

Altro, non devo dire. Ho trovato questo film semplicemente disturbante. Il sistema capitalistico, il furto delle idee da parte di uomini mediocri ma con un innato senso degli affari, la falsità dei sorrisi e delle strette di mano di chi è meschino per propria natura: altro che film dell’orrore, altro che cinema splatter. Qui veramente si sprecano pelle d’oca e senso di disgusto, oltre a riflessioni su cosa si possa trovare dietro le copertine degli uomini e delle donne che “ce l’hanno fatta”.

Tutto questo senso di straniamento, viene reso in maniera perfetta dalla bravura del protagonista, un Michael Keaton ritornato alla grandissima – e addirittura in odor di Oscar – dopo un lungo periodo di oblio, interrotto già qualche anno fa con quel capolavoro di Birdman. Nel suo sguardo infido e con un sorriso da vipera pronta a colpire, riesce a rendere in pieno la spregevolezza di questo personaggio.

Alla regia troviamo John Lee Hancock (Saving Mr. Banks), che realizza a parer mio un ottimo prodotto e un film che farà discutere.

Adesso scusate, ho fame e vado a farmi un Big Mac.

Voto 6/7 e vi dirò che questo film mi ha fatto gran più paura di Hostel.