La versione di Marco

11 luglio 2017

Recensione: Il tuo ultimo sguardo

di Marco Rizzini
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Ci sono film brutti e film da evitare.

Il tuo ultimo sguardo fa orgogliosamente parte di questa seconda categoria. Racconta la storia di un brillante chirurgo impegnato in Africa e di una ricca rampolla, anche lei con la passione per le ONG e per il continente nero.

Attivissimi nel sociale, cercano continuamente di cambiare le cose: sia da una serata di gala con i potenti del mondo che sotto attacco in un campo rifugiati con sangue a secchiate. Si innamorano, non ricordo se in Liberia o se in Sierra Leone e da lì parte un gioco di sguardi raccontato dal regista in una maniera così dolciastra da risultare stucchevole e a tratti avvilente.

Sean Penn, perché hai voluto dare la tua paternità ad un filmaccio del genere? Da anni non m’imbattevo in un melodramma così infelice, dove nulla funziona e la noia stravince. Il regista ha forse preso un colpo in testa ed induce in close-up rarefatti alla Terence Malick che poco centrano con il resto della narrazione, esasperando il ritmo fino a farci passare la voglia di terminare la pellicola.

Se non siamo aiutati dalla narrazione di qualità, di certo non possiamo dire di esserlo dall’interessante – sulla carta almeno – ambientazione. L’Africa è così stereotipata da far cadere le braccia e far sbuffare, i personaggi ci vengono presentati solo per morire in maniera cruenta qualche minuto più avanti e gli stessi attori di grido sembrano inutilmente fuori contesto.
Mentre a colpi di machete si sventrano le donne, i pluripremiati Javier Bardem, Charlize Theron e Jean Reno sembrano trovarsi lì per caso, stupendi e serenissimi sebbene immersi in una atmosfera gore da film di Rob Zombie o da Cannibal Holocaust.

Se il patetismo di questa trama non vi sembra abbastanza – e mi dispiace che un messaggio di speranza come quello che sognava un uomo attento come il grande Sean Penn – gustatevi anche le musiche. Onnipresenti e fastidiose, vi verrà voglia di guardarlo con il volume spento, con i soli sottotitoli a risparmiarvi questo – ulteriore – supplizio.

Voto 2. e per favore pietà