La versione di Marco

16 marzo 2017

Recensione: Un tirchio quasi perfetto

di Marco Rizzini
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Francois Gautier è tirchio da far schifo. Un tirchio quasi perfetto, recita difatti il titolo della pellicola.

È un miserabile, uno di quelli malati, di quelli che preferirebbero la morte all’offrire una birra ad un amico. È un violinista di fama e di professione, oltre che insegnante di musica. L’altra fama che lo precede è quella relativa al suo essere tremendamente micragnoso. Non usa l’acqua calda e non accende la luce, mangia cibi scaduti e si nasconde quando si raccolgono i soldi per un regalo di pensionamento ad un ventennale collega. La sua vita dedicata al risparmio malato procede squallidamente fino all’arrivo della figlia ventenne. Ne ignorava l’esistenza e se la ritrova alla porta. Un grande classico.

Un tirchio quasi perfetto è un film francese. È una piacevole commedia basata sulle avventure di un solo uomo e di un solo attore, presente sempre in ogni scena. Il protagonista è Dany Boon, mattatore transalpino già visto in numerose pellicole, tra cui il divertentissimo Benvenuti al nord.

Un film di gag e scenette, tenuto assieme sapientemente dalla buona sceneggiatura. Il protagonista regge in autonomia l’intera narrazione, seppur assistito da personaggi di contorno essenziali per far ridere e non poco. Mi riferisco al consulente di banca ed al vicino con famiglia numerosa a carico.


Un tirchio quasi perfetto è proprio un filmetto simpatico, divertente e senza essere volgare per forza. È la riscossa della provincia europea sul mondo stereotipato di Hollywood. Con garbo e cultura, che il mio bisnonno mica sparava ai pellerossa nel selvaggio West. Per fortuna.

Forse non è un film che ricorderemo negli anni a venire, ma almeno ci permette di ridere e di pensare a quell’amico turbato dal denaro, quello che quando c’è da pagare scappa, quello che conosci da vent’anni ma mai e poi mai ti offrirebbe un aperitivo di sua spontanea volontà.

Tutti abbiamo quell’amico. E se non l’avete, forse è perché quell’amico di cui parlo, siete voi.

Voto 6++ che di leggerezza c’è sempre bisogno
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