La versione di Marco

18 dicembre 2017

Recensione di Star Wars: Gli ultimi Jedi

di Marco Rizzini
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Molto, molto bello.

Quarant’anni dopo il primo episodio, Star Wars doveva cambiare. Per attrarre nuovi appassionati, più che altro in qualità di clienti dell’ingente introito relativo al merchandising: difficile pensare ai millennials diventare fan sfegatati di un film vecchio quanto loro padre. Ricordo mia madre riguardare Sette spose per sette fratelli trovandolo sempre stupendo. Da ragazzino scuotevo la testa sconsolato, adesso rifletto che il tempo è passato per tutti e che a me capita lo stesso con A New Hope, il primissimo Guerre Stellari che riguarderei in loop trovando sempre un motivo per applaudire soddisfatto. Ecco, sono diventato la mia amata madre.

Ritornando al mio incipit, per sopravvivere al suo ricordo Star Wars doveva cambiare e adattarsi. Disney, rilevando i diritti di questa epopea fece un investimento ingente convinta di poter traghettare verso nuovi orizzonti e verso nuove clientele la saga delle saghe. Uno svecchiamento necessario come l’eutanasia tanto cara alla Bonino, dove quando non servi più al meccanismo capitalista giusto abbatterti e rottamarti. Parafrasando questi traguardi fondanti dell’invidiabile progresso occidentale, così avviene anche per l’invenzione che fu di George Lucas: via le vecchie cariatidi e largo ai giovani. Uno dopo l’altro i personaggi della saga primigenia ci lasceranno, come è giusto che sia, in questa evoluzione iniziata già ne Il risveglio della forza.

Gli ultimi Jedi è una vera e propria bomba ad orologeria e finalmente offre dignità a personaggi che nell’episodio precedente sembravano essere al di sotto delle aspettative. Mi riferisco ovviamente a Kylo Ren aka Ben Solo e alla “venditrice di rottami”, Rey. In entrambi scorre impetuosa la Forza, chissà che succederà nel film previsto tra due anni.

Una critica che non è una vera e propria critica: io mi aspettavo un approfondimento più corposo sull’etica della religione Jedi, su questa forma ascetica di bushido orientaleggiante, di superuomini alle prese con un mondo corrotto, di entità superiori in bilico tra bene e male, tra il Lato Oscuro e la luce.

Ecco, sono uno di quei nerdoni che rimpiangono alcune atmosfere sacre di quest’ordine di monaci guerrieri devoti alla causa. Non rinnegare e non restaurare, questo era importante fare e sono convinto che Rian Johnson – il regista – sia riuscito nell’intento. Nel 2019 vedremo un capolavoro, ne sono certo, con i personaggi più importanti ormai cotti a puntino e pronti a vivere di vita propria.

Altra nota di colore, stupenda l’ambientazione della Montecarlo spaziale e carina l’idea di quelle bestie “acchiappalike” chiamate Porg. Li riconoscerete con facilità, sono una quasi palese citazione e/o scopiazzatura del Gatto con gli stivali di Shrek. Venderanno milioni di gadget solo con questo pupazzetto, vecchi volponi.

Ripeto, siamo davanti ad un titolo veramente di qualità capace di unire nel giudizio positivo sia i vecchi fanatici che i giovani spettatori. E non era affatto facile.

Voto 8 e ½ e sempre e solo forza Lato Oscuro.