Lunedì è tutta un'altra storia

3 aprile 2017

Recensione: Fiore

di Giulia Sambo
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C’era una volta il mio weekend. Un weekend dal titolo Fiore. Ragazzi, sono tornata. Mi sento tremendamente in colpa per questa latitanza, mi siete mancati. Nel frattempo è arrivata la primavera e il film di cui vi parlo oggi s’intitola Fiore, neanche farlo apposta. Rapita dalla bravura di Valerio Mastandrea, miglior attore non protagonista alla scorsa edizione dei David di Donatello (nel film è un padre un po’ sbadato, ex delinquente), sono riuscita a guardarlo e ad assaporarlo senza interruzioni – era da tempo che non guardavo un film così di gusto!

Fiore è una pellicola drammatica diretta da Claudio Giovannesi, uscita al cinema a maggio 2016. Racconta la storia di Josh e Daphne, un ragazzo e una ragazza accomunati da un passato di criminalità e trasgressione delle regole; lei, minuta e smaliziata, è la vera protagonista. Quando, dopo l’ennesima rapina, viene ammanettata e portata in carcere, conosce e si affeziona a Josh. I due iniziano a scambiarsi lettere e confessioni, e finiscono con l’innamorarsi. Ma provare dei sentimenti quando si è dietro le sbarre è ancora più difficile; Josh viene trasferito e Daphne evade approfittando di un permesso.

Non voglio dirvi come va a finire. Solo che, se avete un paio d’ore a disposizione, dovreste vedere Fiore dall’inizio alla fine senza interruzioni. Non aspettatevi un capolavoro però. Aspettatevi un film fresco, introspettivo, che sa di adolescenza. Guardatelo per rivivere quel momento della vita in cui tutto sembra possibile, tra tatuaggi e cotte devastanti, sigarette e ore piccole, capelli tinti e lacrime al buio.

Fiore è un film sull’amore, ma anche sulla mancanza di modelli saldi – mancanza che incide sulla formazione di una persona. Daphne non ha punti di riferimento e vive allo sbando, senza un progetto per il futuro; non ha appigli sicuri a cui aggrapparsi, cerca solo di sopravvivere. Gioia e tristezza s’intrecciano in questa storia, rendendola affascinante e allo stesso tempo sfuggente. Una buona prova di cinema italiano.

Ma oggi è lunedì. Ed è tutta un’altra storia. Mi chiedo perché scegliere di intitolare questo film Fiore, dal momento che nel film fiori non ce ne sono. Solo cemento, appartamenti nudi, celle spartane e il respiro che viene a mancare. “Fiore” invece è una parola che dà speranza e colore, anche quando non c’è viaggio né meta da raggiungere. Ma forse è proprio questo il punto… mi piace pensare a Fiore come ad un messaggio, un tentativo di trovare cose belle anche nei luoghi più impensabili. Buona settimana a voi.