Lunedì è tutta un'altra storia

12 dicembre 2016

Recensione: Il ponte delle spie

di Giulia Sambo
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C’era una volta il mio weekend. Un weekend dal titolo Il ponte delle spie. È da circa un anno che tento in tutti i modi di vedere questo film diretto da Steven Spielberg che è valso la statuetta d’oro all’attore non protagonista Mark Rylance – sì sopravvissuto, e anche bene direi, al faticosissimo confronto con Tom Hanks. Ci sono finalmente riuscita. In questi mesi molte persone me ne hanno parlato benissimo: come dargli torto? Sono pienamente d’accordo con loro. E mentre Sully (con Hanks protagonista) spopola al cinema, vi parlo volentieri de Il ponte delle spie, thriller in cui il talento dell’attore californiano brilla radioso.

Ne Il ponte delle spie – che racconta una storia vera, Tom Hanks interpreta l’avvocato americano James Donovan, professionista nel suo campo, chiamato a lavorare ad un caso insolito quanto intrigante: difendere in tribunale una spia russa (Rylance nei panni di Rudolf Abel) per dimostrare al mondo la bontà del sistema giudiziario americano. Siamo in piena Guerra Fredda e la battaglia per la supremazia non si combatte con le armi ma con le informazioni. Donovan accetta l’incarico e attinge alla sua esperienza; “uomo tutto d’un pezzo” porta avanti il suo credo deontologico senza cedere a facili compromessi. Brillante e astuto, svolgerà un ruolo fondamentale nelle trattative tra Stati Uniti e Russia per il rilascio dei rispettivi prigionieri di guerra. Sempre con onestà e integrità.

La maestria di Spielberg alla regia è evidente anche ne Il ponte delle spie, come in altri capolavori da lui firmati: riprese, dialoghi, ambientazioni e scenografie risultano perfette. Il ritmo narrativo è incalzante, la performance di Tom Hanks assoluta. Dall’altra parte il curioso e taciturno Abel regala memorabili perle di saggezza, meritandosi l’Oscar in tutto e per tutto. Abel si comporta come dovremmo fare tutti: accetta tutto ciò che gli capita con la massima serenità, consapevole della propria vulnerabilità e allo stesso tempo del proprio valore. In un attimo mi sono affezionata alla coppia Donovan-Abel, così diversa eppure così simile. Difensore e imputato entrano presto in sintonia – una sintonia rara, fragile e preziosa – e forse è questo il vero punto di forza del film.

Ma oggi è lunedì. Ed è tutta un’altra storia. Nel fine settimana ho imparato una cosa: Tom Hanks non mi ha mai deluso e probabilmente non lo farà mai. I suoi personaggi mi entrano sempre, e istantaneamente, nel cuore; ogni volta la sua bravura mi lascia senza parole. Purtroppo nel mondo i James Donovan sono gran pochi e l’onestà è una qualità pressoché introvabile. Arriverà il giorno in cui una persona che lavora con trasparenza, senza lasciarsi corrompere da comodi escamotage, non sarà più considerata una pecora nera?