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25 febbraio 2015

True Detective di Marco Rizzini

di Redazione
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HBO ci sorprende ancora una volta con le sue serie esagerate. Sono quelli de I SopranosOZSix feet under e Game of Thrones.

Non si parla d’altro e anche se non l’avete già vista, di certo ne avrete sentito parlare più volte. Lo spero per voi, almeno.

Sconfiggendo senza paura la facile scelta di una narrazione figlia del tempo lineare, Nic Pizzolatto ci racconta della caccia ad un serial killer impunito per oltre diciassette anni. In un montaggio ambizioso, passiamo avanti ed indietro nel racconto, saltando da un piano temporale all’altro, osservando gli eventi e le persone cambiare in un tempo che questo scrittore alla prima sceneggiatura riesce a piegare al proprio volere. Non è da solo in questa impresa, è coadiuvato da un bravo regista, Joji Fukunaga, che avendo a disposizione i lunghi tempi della serialità riesce a donarci un Seven (il film di David Fincher) che non ha paura di perdersi nella lentezza di una scrittura romanzata, nella costruzione di significati testuali e del dialogo prolisso.

Questa non è la classica storia di sbirri e detective, sparatorie e pollo fritto, sbirri infallibili dal cuore impavido e dal genio irreale. Questa non è semplicemente una delle tante serie crime che mia mamma ama guardare mentre poveretta la costringo a stirarmi le camicie. True detective ci racconta di una storia di redenzione pesantemente intimistica, dove convivono racconti biografici e dolore personale, dove negli interessi di noi rapiti spettatori, sono le vite dei personaggi a competere con le indagini investigative.

Un intreccio tra politica, alte sfere religiose e forze dell’ordine – poco spazio alla fantasia insomma – che vede due uomini soli, due personaggi unici che fin dalla prima puntata ci rapiscono gli occhi.

I due detective sono Rust Cohle/ Matthew McConaughey, introverso e schiacciato nel suo nichilismo, nel suo esserci quasi rimasto sotto ad anni di droghe pesanti quando per la Narcotici era infiltrato e sotto copertura, nel suo aver scelto come unico rifugio l’alcool e la solitudine causa le tristi vicissitudini personali; il suo collega è invece Martin Hart/Woody Harrelson, altrettanto solo ma che si nasconde con ostinazione dietro l’idea di una famiglia perfetta dove va tutto bene, tra una scappatella e l’altra.

La lentezza dei dialoghi che ci fa pensare, la riflessione continua in voice over sulla vita e la morte, sul bene ed il male, su variabili che non avevamo preso in considerazione: una bomba esagerata.

Poche volte ho visto attori calarsi in questa maniera nel proprio personaggio. Personaggi difficili da interpretare e da vivere sulla scena. L’esagerato Matthew/Rust sembra quasi rubare la scena al collega, ma non è vero. Sono bravissimi entrambi, ma McConaughey ha forse qualcosa di più, come il personaggio tormentato che mette in scena. Mi ricordano la dicotomia da campionissimi vista in Breaking Bad: Jessie è strepitoso, ma avevate mai visto prima un altro personaggio come Walter White? E nessuno come il suo attore che potesse replicarlo sullo schermo.

La povertà dei Cajun della Lousiana, i bianchi poveri dal volto sporco e preda di riti pagani e cattiveria spicciola. Katrina che uccide spietata, diciassette lunghi anni di indagini, una vita di palude dove la natura è protagonista e a me che sono nato in una periferia urbana, mette proprio a disagio.

Pizzolatto nella sua scrittura non nasconde mai l’importanza del paesaggio. Incutere timore continuo ed un senso innato di disagio, semplicemente con un piano sequenza. Trovatevi voi ad aver contro natura ostile, serial killer, preti e polizia tutti assieme.

E l’unico su cui potete fare affidamento, è uno sconvolto dall’occhio vitreo che ha scelto l’alcolismo come unica forma di resistenza.

Ma poi uscimmo a riveder le stelle, in una cripto citazione dantesca e in una nuova speranza verso il domani. Con le cicatrici di una vita, con i lividi e le ferite aperte dell’ultimo combattimento, abbracciando un amico e lasciandosi andare, per una volta ad una fiducia nella luce che può squarciar le tenebre. E non spoilero ulteriormente.

True Detective è un capolavoro, nulla da aggiungere.

Una seconda stagione è già in cantiere. La storia sarà diversa, con nuovi personaggi e nuove ambientazioni, slegate da Cardosa, da the Yellow King e dalla palude cajun.

Marco Rizzini